Emma Bonino: 20 tifosi teppisti (Lazio) e i Marò vittime del dovere pari sono

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Dicembre 2013 14:17 | Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre 2013 8:40
Se la Bonino non riesce a far liberare 20 tifosi come può far tornare i Marò?

Se la Bonino non riesce a far liberare 20 tifosi come può far tornare i Marò?

ROMA – Emma Bonino, ministro degli Esteri, si impegna per far liberare 20 tifosi laziali autori di atti di teppismo in Polonia come se non più di quanto fa per far tornare liberi e in Italia i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ingiustamente trattenuti prigionieri in India dal febbraio del 2012 e che una serie di errori, a dire poco, del Governo Monti e di quello di Enrico Letta, hanno fatto piombare e tenuto sprofondati in una situazione vergognosa: nonostante l’ostentata sicurezza del ministro Emma Bonino, rischiano la pena di morte.

La cosa scandalosa è che i due militari italiani, fucilieri di Marinadel Battaglione San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno agito nell’interesse italiano, se hanno sparato hanno difeso una nave italiana da un tentativo di attacco di pirati (nei mari a est dell’Africa dalla Somalia alla Cina, sono spesso i pescatori che si trasformano in pirati, per ragioni anche comprensibili (l’impoverimento causato dalle flotte di grandi pescherecci giapponesi e occidentali) se si sta in casa al caldo, un po’ meno se ci si trova su una nave sotto attacco.

Ls cosa scandalosa è anche che il Governo italiano, invece di condannarli pubblicamente per il danno recato all’immagine di tanti tifosi per bene della Lazio e anche di tutti gli italiani, si prodiga nella tutela degli ultras della Lazio, che, in trasferta in Polonia per una partita di calcio, ignorando che solo in Italia il teppismo trova coperture politiche trasversali e giustificazioni mammistiche, hanno attaccato la polizia e originato un caso internazionale di cui c’è solo da vergognarsi.

Anche il premier Enrico Letta si è recato a Varsavia, dopo che la Bonino aveva chiesto al collega polacco Radoslaw Sikorski di “adoperarsi affinché vengano messi in libertà, anche dietro cauzione, in attesa del processo”, e ha dichiarato la sua preoccupazione al collega polacco Donald Tusk per la detenzione dei tifosi biancocelesti chiedendo “nel rispetto della separazione dei poteri e nel rispetto delle leggi polacche che ci sia un’applicazione delle regole più rapida possibile”.

Parole, perché nei fatti i 20 sono ancora là da una settimana. E nessuna autorità polacca è stata in grado di fornire al nostro governo una data sulla restituzione dei tifosi. E 20 famiglie sono ancora là ad aspettare nella convinzione che i loro cari abbiano agito come giusto e naturale.

Le parole del premier polacco sanno anche un po’ di presa in giro: Tusk ha prima ringraziato Letta per la “comprensione sul rispetto delle leggi polacche” e ha assicurato che chiederà al ministro della Giustizia di seguire il caso affinché si arrivi ad una conclusione “con punizioni eque per chi ha commesso reato”. Ma poco dopo, a inquinare le acque ci ha pensato il ministro degli Interni Bartlomiej Sjenkiewicz che ha affermato: “Capisco il dolore dei genitori, ma sono genitori di banditi e delinquenti che in qualsiasi paese sarebbero stati arrestati per quanto successo”.

Qualcuno sui giornali prende le difese del governo di Varsavia, additando i ritardi alla pignoleria nel rispetto delle leggi.

Come riporta Alberto D’Argenio su La Repubblica, la sensazione degli addetti italiani è che i polacchi stiano facendo le cose correttamente, che non ci sia un accanimento ma solo il rispetto di leggi che in Polonia sono più dure delle nostre, come l’adunata sediziosa, una delle norme approvate ad hoc per sconfiggere la violenza negli stadi.