Sergio Mattarella porta buono a Matteo Renzi che fa grande il Pd

di Sergio Carli
Pubblicato il 7 febbraio 2015 15:13 | Ultimo aggiornamento: 7 febbraio 2015 15:13
Sergio Mattarella porta buono a Matteo Renzi che fa grande il Pd

Il passato ritornerà? Sergio Mattarella (accanto a Francesco Rutelli, sin) toglie la parola a Matteo Renzi a una riunione del Partito Popolare

ROMA – Sei italiani su dieci hanno fiducia che Sergio Mattarella sarà un buon Presidente della Repubblica, proprio come Giorgio Napolitano quando cominciò. Poi un po’ di quella fiducia Napolitano se l’è mangiata per strada, per gli sbagli commessi, le notizie contro e anche perché l’opinione pubblica è più mobile di una donna o di una piuma al vento. Con l’operazione Mattarella è anche cresciuta la fiducia degli italiani in Matteo Renzi e sono anche tornate a cresce le intenzioni di voto a favore del Pd, al 37,7% a febbraio, sopra di quasi un punto e mezzo da gennaio (36,3) e di ben 12 punti rispetto al trionfo di Pierluigi Bersani nel 2013.

La sintesi è che il Pd di Renzi ha intercettato lo spappolamento e la fine del bluff del disastroso e mai abbastanza vituperato Mario Monti e affini, dieci punti percentuali di elettorato in libera uscita che con un Pd più rosso non gli sarebbero mai arrivati. Lega e Fratelli d’Italia hanno intercettato i consensi di Beppe Grillo e quelli in fuga da Berlusconi. Il vaffanculo è radicale e antisistema, più facile che gli piaccia il nero del rosso, ormai colore del sistema.

Ilvo Diamanti su Repubblica riporta i risultati dell’ultimo sondaggio condotto da Demos, dal quale risulta che

5 x 1000

“il 59% degli italiani (intervistati) esprime (molta o moltissima) fiducia nei confronti di Sergio Mattarella. Si tratta di 15 punti in più rispetto a Giorgio Napolitano, al momento della conclusione del suo (secondo) mandato”

ma simile a quella registrata al momento del suo insediamento, nel maggio 2006.

Il risultato di Mattarella è bello, induce alla speranza ma è anche nella regola della scopa nuova e la dice lunga su come la pensiamo noi italiani comuni: conta poco l’ex democristiano o l’ex comunista, importante è che ci tenga una mano sulla testa.

Quello che invece Diamanti trascura un po’ non è tanto il trionfo di immagine di Matteo Renzi, quanto la posizione del Pd a guida Renzi, cui i compagni veri e puri non si sono ancora rassegnati. Diamanti sembra nascondere un po’ la realtà, perché fa uscire dalle tabelle di confronto le elezioni del 2013 e lascia come termine più remoto al dato di oggi, 37,7%, le europee del 2014, dove il Pd ottenne il 40,8 per cento dei voti e i sondaggi successivi, dove si arrivò al 45 (giugno 20014). Invece il vero termine di confronto che il Pd deve avere sempre davanti è quello della precedente gestione.

Con Pierluigi Bersani non solo il Pd era poco sopra il 25%, ma anche era anche il secondo partito, dietro il M5s di Beppe Grillo (25,4 vs 25,5%).

Ora, nell’ultimo sondaggio di Repubblica, Beppe Grillo è inchiodato sotto il 20%, al 19,8.

Va male anche a Berlusconi, ma meno malissimo di quanto a sinistra sinistra vorrebbero, per ridurre i meriti di Renzi, se nel confronto si considerano Forza Italia e Ncd come un unico. Partiamo dalle Politiche del 2013 dove Ncd non esisteva e Forza Italia raccolse il 21,6% dei voti. Alle regionali del 2014, a scissione avvenuta, la somma faceva 21,2. Ora siamo al 19,4: nel frattempo sono cresciuti i Fratelli d’Italia, da 2 a 3,6% e la Lega Nord, da 4 a 11,3%. Se li mettete tutti assieme, sono cresciuti, probabilmente a spese di Beppe Grillo: erano nel 2013 tra il 27,5 e il 29%, oggi sono il 34,3%: con pesi diversi tra loro, causa il declino inesorabile di Berlusconi (dal 21 al 14%), la crescente consapevolezza di molto moderati italiani che Berlusconi li ha usati, con le loro idee e le loro paure, per i propri affari e la focalizzazione rispetto agli elettori di riferimento di Lega (11,3 contro 4% di soli due anni fa) e Fratelli d’Italia, che ha quasi raddoppiato la percentuale, da 1,95 a 3,6%.

Anche il sondaggio dell’istituto Ixè per Agorà su Rai3, riportato dal sito di Libero, conferma

“uno scenario che vede godere di un aumento di popolarità innanzitutto il partito del premier Matteo Renzi”

e poi Lega Nord e Fratelli d’Italia, anche se diverge da Diamanti sul fatto che

“a sorpresa a guadagnare punti c’è anche il Movimento 5 stelle”.

Altra conferma:

“Dopo l’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale è Forza Italia l’unico partito a uscire con le ossa rotte dai sondaggi.

“Il Pd è il partito che guida ancora la classifica di gradimento degli intervistati con il 37%, salendo dello 0,2%. Seguono con lo stesso rialzo i grillini al 19,4% e la Lega di Salvini al 13,8%. Miglior trend positivo però lo registra Fratelli d’Italia, tenutosi fuori dalle beghe del centrodestra, che sale al 3,3% con un +0,3% rispetto alla scorsa settimana. La mazzata più grossa la incassa Forza Italia alle prese con spaccature sempre più laceranti: 12,9% è il dato del gradimento, calato in sette giorni dello 0,4%. Cala anche Sel al 4% (-0,2%). Mantengono posizioni stabili le stampelle del governo Renzi, il Nuovo centro destra al 2,7% (+0,1%), Scelta Civica allo 0,3% (+0,1%) e Udc al 1,1%. In calo Rifondazione Comunista all’1,5% (-0,2%)”.