Sinistra allo sbando, D’Alema fa sponda a Grillo, evoca Togliatti che però…

di Ama La Sunta
Pubblicato il 10 marzo 2018 15:49 | Ultimo aggiornamento: 10 marzo 2018 15:49
Sinistra allo sbando, D'Alema fa sponda a Grillo, evoca Togliatti che però...

Sinistra allo sbando, D’Alema fa sponda a Grillo, evoca Togliatti che però…

ROMA – Sinistra allo sbando, D’Alema alza la voce e dice: Governo con i 5 stelle. E evoca il fantasma di Togliatti, grande politico, grande stratega. Purtroppo lo fa sbagliando.

La sinistra è allo sbando e un sintomo preoccupante è la frenesia di un governo. Non pensano ad altro, i post comunisti italiani, che di dare un governo all’Italia, proprio ora che di un  governo il Pd può essere solo la ruota di scorta. Matteo Renzi ha tanti difetti ma di politica gli va accreditato che qualcosa capisce, è nel bene e nel male un ragazzotto di campagna che in un paio d’anni si è impadronito dell’ultimo grande partito italiano. Giustamente Renzi dice: andiamo alla opposizione, niente inciuci col Movimento 5 stelle. Sa che è l’unica prospettiva di sopravvivenza del partito. L’esperienza di Berlusconi deve essere lezione. E poi, comunque, prima che si arrivi a parlare di governo manca un bel po’ di tempo. Anche un ambulante sa che se dai subito via il tuo punto di caduta, la tua forza negoziale evapora.

Marco Minniti, che di D’Alema premier fu forse il collaboratore più diretto, ha le idee chiare. Avverte: parlare di governo è strafottenza verso gli elettori. Significa mettere il Pd al rischio di sparire.

Invece Massimo D’Alema, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera analizzando il risultato delle elezioni politiche del 4 marzo, dice: “Non sono contento del risultato ma le ragioni per cui ce ne siamo andati sono le stesse per cui in cinque anni se ne sono andati 2 milioni e mezzo di elettori. Non erano critiche di un gruppetto di rancorosi; era un esame pertinente della situazione. Avevamo ragione. Pur avendo compreso i motivi del fallimento della politica del Pd non abbiamo saputo mettere in campo una proposta che ci distinguesse. Siamo apparsi una parte di quel centrosinistra che gli elettori hanno condannato; infatti andiamo bene dove va bene anche il Pd, e andiamo male dove anche il Pd va male. Continua con rammarico “Ci siamo mossi tardi. Ce ne siamo andati poco prima delle elezioni, abbiamo cambiato due simboli in pochi mesi. Se lanci un prodotto sul mercato in questo modo, non hai nessuna possibilità di successo. E dovevamo marcare una più netta discontinuità di programma, dare un profilo più chiaro di novità, anche con le candidature”.

Poi D’Alema analizza la possibilità di un accordo PD-M5S: “Non so se ci siano le condizioni per fare un governo. So che il centrosinistra non può sottrarsi al confronto; ha il dovere di andare a vedere. Nel momento in cui i 5 Stelle passano dalla propaganda elettorale alla responsabilità di governo, dovranno fare una selezione delle priorità dei passi possibili. È una sfida cui io li chiamerei. Se invece tutti si alleano per impedire loro di governare, la prossima volta prendono il 50%”.

E per spiegare il suo ragionamento scomoda Palmiro Togliatti: “Togliatti dialogò con Guglielmo Giannini, il fondatore dell’Uomo Qualunque, il centrosinistra può dialogare con Luigi Di Maio”.

Leggete qui cosa scrisse Palmiro Togliatti, segretario del Pci, sulla Unità del 24 dicembre 1946. Vi renderete conto dell’uso strumentale che D’Alema fa della posizione di Togliatti.

Certo, azzardato è paragonare Renzi (o chi per lui a Togliatti), ma paragonare Di Maio a Giannini forse è un po’ troppo. E comunque D’Alema la racconta come vuole lui. Togliatti non ha mai pensato di andare a rimorchio di Giannini. Era forte, a capo di un partito forte, inserito in un gioco internazionale che si chiamava guerra fredda. Magari dalla parte sbagliata ma con decoro, dignità, fermezza. Non un partito allo sbando, dove molti sono terrorizzati dalla dieta di posti e prebende che imporrà l’opposizione. Togliatti voleva mettere alla prova Giannini e spaccare in due i suoi aderenti, che definiva fascisti e anticomunisti. Non si vedeva portatore d’acqua, voleva farne loro dei portatori d’acqua alla causa del Pci.

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