Sondaggio Pagnoncelli, Renzi furioso, sinistra frazionista, Berlusconi gode

di Sergio Carli
Pubblicato il 28 ottobre 2017 13:22 | Ultimo aggiornamento: 28 ottobre 2017 13:22
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Sondaggio Pagnoncelli, Renzi furioso, sinistra frazionista, Berlusconi gode

Grazie agli errori di una sedicente sinistra frazionista e frazionata, la destra unita vincerà le elezioni e avrà il più alto numero di deputati: 248 fra FI, Legla e FdI, contro i 162 del Pd, i 25 degli ultimi mohicani reduci del Pci, i 178 dei Cinquestelle. Questo secondo i calcoli di Nando Pagnoncelli, esposti sul Corriere dela Sera. Questo in base al sondaggio del 27 ottobre 2017. Due settimane prima al Pd venivano attribuiti 12 seggi in più. Rispetto al sondaggio del 21 luglio il Pd è sceso al 25,5% delle intenzioni di voti dal 26,9.

Le recenti esibizioni di Matteo Renzi in tema Banca d’Italia hanno certamente contribuito allo sconcerto degli elettori.

Il primo partito resta quello del non voto e degli indecisi, una coalizione che era al 34.9 in luglio, ora è al 35,9.

Legge elettorale e storia ci stanno portando a un ritorno al futuro. Berlusconi convitato di pietra, ibernato dalla illegibilità che è quasi un ostracismo, si avvia a vincere le elezioni e prendere più voti dello scalmanato Salvini. Da luglio a ottobre ha guadagnato un punto percentuale delle intenzioni di voto, salendo al 16,1 per cento.

Se, con Lega e FdI, FI, sarà capace di attuare la strategia unitaria delineata in questi anni da Maurizio Gasparri, la maggioranza in Parlamento sarà del Centro destra.

Ridisegnati i collegi in base al Roatellum, il Pd, pur prendendo più voti, il 25,5%, rispetto alle singole componenti della destra, finirebbe relegato al terzo posto, in termini di seggi, dietro il primo partito (astensione a parte) che è il Movimento 5 stelle: 27,5%, stabile rispetto a luglio, in calo rispetto al passato.

A sinistra, a parte il Pd, ci sono solo gruppuscoli adalto tasso di frazionismo. La nebulosa a sinistra del Pd

“si ferma, sommando tutte le aree, al di sotto del 7%. Il progetto federatore di Pisapia si è definitivamente arenato”.

Qui l’analisi di Pagnoncelli soffre di un luogo comune. Scrive: “La sinistra non riesce a intercettare il voto in uscita (rifugiatosi nell’astensione o nei pentastellati), proprio perché chi se ne è andato non riesce a individuare un progetto praticabile”.

Anche Pagnoncelli si ostina a non capire che il voto in uscita dal Pd non va solo ai 5 Stelle ma innanzi tutto alla Lega e ora anche a FdI. Storicamente la base elettorale del Pci poi Pd era, guarda un po’, classe operaia e “proletariato”, detta in inglese “woking class”. L’ondata migratoria enfatizzata dalla crisi impatta proprio su quella classe, cui si è negli anni aggiunta, fra gli elettori del Pd, una borghesia impiegatizia a prevalente componente pubblico impiego, che oggi è finita per costituire la parte preponderante della base Pd.

Genova e la Liguria e le loro dinamiche elettorali non sono state studiate abbastanza. Multedo, rione operaio a ovest di Genova, era una roccaforte comunista, oggi vogliono dar fuoco agli immigrati.

Tradotto in sondaggi, questo vuol dire fra maggio e oggi un calo importante dei consensi, con circa 5 punti in meno. È, scrive Pagnoncelli, il segnale delle difficoltà profonde che questo partito ha attraversato recentemente:

“Grazie anche all’insediamento di Gentiloni e al suo stile, il Pd mantiene una certa stabilità nei consensi sino a giugno, successivamente alcuni elementi provocano un progressivo allontanamento degli elettori. Possiamo ricordare lo ius soli, la questione del premierato, rivendicato da Renzi ma messo in dubbio da una parte del partito, le vicende della conferma di Visco a Banca d’Italia. Quest’ultimo episodio evidenzia uno scontro tra segretario e presidente del Consiglio, che non produce i risultati sperati da Renzi con lo schierarsi dalla parte dei risparmiatori. Per almeno due ragioni: perché gli elettori del Pd vedono davvero male gli scontri interni e perché permane tra questi elettori un atteggiamento «istituzionale» non irrilevante”.

Agli effetti, recenti, della legge elettorale, si somma anche l’effetto di lungo periodo del disastro operato dalla sinistra post Pci in Italia in questi 20 anni. Berlusconi li ha lasciati fare, in cambio del salvacondotto per la sua televisione, a lui più caro della sua stessa vita.

Il rischio è che Berlusconi, che è il colpevole di tutto, vincerà le elezioni, appoggiandosi a partiti che sono di destra solo di nome ma socialisti di matrice e Dna. Poi darà ancora via libera al partito delle tasse, in cambio della sopravvivenza eterna di Mediaset.

 

 

 

 

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