Sovranismo. Il “mito immondo dello Stato sovrano” denunciato da Luigi Einaudi: ieri, oggi, domani

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 dicembre 2018 14:43 | Ultimo aggiornamento: 17 dicembre 2018 14:43
Sovranismo, il "mito immondo" denunciato da Luigi Einaudi: ieri, oggi, domani

Sovranismo, il “mito immondo” denunciato da Luigi Einaudi: ieri, oggi, domani

ROMA – Luigi Einaudi, forse l’unico vero liberale che in Italia sia stato preso sul serio e non solo perché fu eletto presidente della Repubblica, a più riprese denunciò il falso mito, l’idolo “immondo” dello Stato sovrano. Lo fece a 25 anni nel 1897 in un editoriale sulla Stampa, analizzando le premesse del pensiero federalista che condussero alla nascita dello stato federale del Canada dall’unione delle sette colonie britanniche.

Riprese il tema nel 1918: con il disastro della prima guerra mondiale alle spalle, la pur lodevole nascita della Società delle Nazioni, l’embrione della futura Onu, scontava appunto la persistenza del mito nazionale. Un argomento che avrebbe affrontato ancora nel 1945, sulle rovine di una Europa che si era suicidata una seconda volta, a sostegno questa volta di una federazione europea ispirato da visionari come Ernesto Rossi. Il gancio storico per abbattere l’idolo dello Stato sovrano era la Costituzione degli Stati Uniti, quella del 1788, “a more perfect union…”, rispetto alla prima versione del 1781.

“Sotto la prima, l’unione nuovissima minacciò ben presto di dissolversi; sotto la seconda gli Stati Uniti divennero giganti. Ma la prima parlava appunto di “confederazione ed unione” dei 13 stati, come oggi si parla di “società delle nazioni” e dichiarava che ogni stato “conservava la sua sovranità, la sua libertà ed indipendenza ed ogni potere, giurisdizione e diritto non espressamente delegati al governo federale”. La seconda invece non parlava più di “unione fra stati sovrani”, non era più un accordo fra governi indipendenti; ma derivava da un atto di volontà dell’intero popolo, il quale creava un nuovo stato diverso e superiore agli antichi stati”.

Oggi che i sovranismi sono tornati ad ammorbare il dibattito pubblico, magari nella versione lunare e risibile della contraddizione in termini di una “internazionale dei sovranismi” se non fosse che di risata in risata si giunge alla guerra, sarebbe auspicabile che la lezione di Einaudi tornasse di attualità come monito e come antidoto. 

 “Questo è oggi il nemico numero uno della civiltà umana, il fomentatore pericoloso dei nazionalismi e delle conquiste. Il concetto dello stato sovrano, dello stato che, entro i suoi limiti territoriali, può fare leggi, senza badare a quel che accade fuor di quei limiti, è oggi anacronistico ed è falso […] Pensare che uno stato, sol perché si dice sovrano, possa dare a se stesso leggi a suo libito, è pensare l’assurdo. Mille e mille vincoli legano gli uomini di uno stato agli uomini di ogni altro stato.

La pretesa alla sovranità assoluta non può attuarsi entro i limiti dello stato sedicente sovrano. Gli uomini, nella vita moderna signoreggiata dalla divisione del lavoro, dalle grandi officine meccanizzate, dalle rapide comunicazioni internazionali, dalla tendenza a un elevato tenore di vita, non possono vivere, se la loro vita è ridotta ai limiti dello stato. Autarchia vuol dire miseria; e necessariamente spinge gli uomini alla conquista […]

La necessità del dominio mondiale è carne viva e sangue rosso indispensabile alla vita del mito dello stato sovrano. Ossia, poiché tutti gli stati sovrani vantano il medesimo e giusto diritto allo spazio vitale, al dominio mondiale, perché senza di esso non possono vivere o vivrebbero solo se si rassegnassero ad una vita miserabile economicamente ed oscura spiritualmente, indegna della società umana, il mito dello stato sovrano significa, è sinonimo di “guerra”. La guerra del 1914-18, quella presente e l’orrenda maggiore carneficina che si prepara per l’avvenire furono sono e saranno il risultato necessario del falso idolo dello stato sovrano. Uomini più ossessionati degli altri hanno assunto la responsabilità di scatenare gli eccidi. Ma la causa profonda era la falsa idea della quale essi si fecero apostoli. (Luigi Einaudi, da “Contro il mito dello stato sovrano” pubblicato dal quotidiano “Risorgimento liberale” del 3 gennaio 1945)