“Speziale Libero”, Matteo Renzi tace, Marisa Grasso e la Polizia protestano

Pubblicato il 5 Maggio 2014 11:56 | Ultimo aggiornamento: 5 Maggio 2014 11:57
"Speziale Libero", Matteo Renzi tace, Marisa Grasso e la Polizia protestano

Genny ‘a carogna: “Speziale Libero”, Matteo Renzi tace, Marisa Grasso e la Polizia protestano

ROMA – Lo slogan “Speziale libero” sulla maglietta del capo ultra del Napoli Genny ‘a carogna ha provocato indignate reazioni da parte della vedova del poliziotto ucciso da Spaziale, Marisa Grasso, e da parte delle forze dell’ordine, mentre per i politici è stata acqua fresca.

Genny ‘a Carogna, soprannome di Gennaro De Tommaso è al centro di una aspra polemica politica, perché sotto gli occhi di milioni di spettatori in tutto il mondo ha decretato che si potesse giocare Fiorentina-Napoli allo stadio Olimpico di Roma nonostante gli incidenti sanguinosi di pochi minuti prima. Tutti lo hanno visto, tranne il questore di Roma e il ministro dell’Interno Angelino Alfano.
“Spaziale libero” ha fatto scattare l’ira di Marisa Grasso, vedova dell’ispettore di Polizia Filippo Raciti, ucciso da due ultras, uno dei quali era Antonino Speziale, a Catania sette anni fa. Spaziale, cui mancavano sei mesi per diventare maggiorenne, è stato condannato a 8 anni di carcere, 11 ne sono stati inflitti a Daniele Micale per omicidio preterintenzionale.

Nell’Italia dell’indulto permanente, una scritta come quella esibita da Genny ‘a carogna in mondovisione tv non ha toccato più di tanto la classe politica.

Matteo Renzi è stato zitto, poi si è lanciato in una operazione da Minculcop. Sulle prime ha fatto finta di niente, poi dopo la partita ha capito qualcosa e ha telefonato alla vedova, poi ha cercato di recperare, ma sui fischi all’inno nazionale. Qualcuno, ha sostenuto, voleva che lui andasse via davanti ai fischi, come ha detto a Michele Brambilla della Stampa, ma

“siamo rimasti, perché noi, a quella gente, il calcio non glielo lasciamo”.

Sul fatto che circoli impunemente un capo clan che esibisce l’invocazione alla liberazione di un omicida, silenzio di tomba.

Lo ha notato Marisa Grasso, che, intervistata da Sandra Amurri del Fatto, ha ricordato quegli angoscianti momenti di sabato sera:

“Ho acceso il televisore, ho visto quel soggetto che indossava la maglietta ‘Spaziale libero’. Il tempo è tornato indietro di 8 anni quando non vendendo Filippo rientrare per cena accesi il televisore e ascoltai in diretta la notizia della sua morte. Al funerale mio figlio, Alessio di 8 anni, ha indossato i gradi del padre per dimostrare che il suo onore sarebbe divenuto suo. E da quel giorno è iniziato il calvario giudiziario durato 8 anni. Era come se tutto venisse rinnegato da quell’immagine”.

Ha detto ancora Marisa Grasso:

“Mia figlia che oggi ha 23 anni e studia Giurisprudenza mi ha detto: “Mamma io me ne voglio andare dall’Italia, non ci sto bene, le cose non cambiano perchè devo stare qui a soffrire?”. Ho pensato ai tanti giovani che incontro nelle scuole, nelle parrocchie, nei club delle tifoserie di tutta Italia dove, da volontaria, vado a insegnare legalità e mi sono detta: a cosa servono le parole se questi sono gli esempi di rappresenta le Istituzioni? Lo Stato c’era all’Olimpico e ha permesso che quel soggetto inneggiasse alla libertà di uno degli assassini di mio marito.
L’ L’hanno chiamata Renzi, Angelino Alfano, mentre Pietro Grasso l’ha fatta chiamare da un portavoce, prima di affidarsi a Facebook per delle banalità pseudo sociologiche in stile Laura Boldrini, proprio lui che si è costruito reputazione e carriera sulla lotta alla criminalità”.

Matteo Renzi, ricorda ora Marisa Grasso,

“si è scusato dicendo che non ha visto in tempo reale, ha promesso che si informerà e mi farà sapere. Tutti dispiaciuti ma a me non basta, io voglio sapere se quel soggetto è tornato a casa liberamente, quali provvedimenti adotteranno affinché una simile vergogna non si ripeta. Per quanto una telefonata di solidarietà possa essere gradita, non cancella ciò che è stato permesso. Gli onesti non debbono subire, debbono pretendere il rispetto delle regole. Sto ricevendo manifestazioni di sdegno e di vicinanza da ogni parte d’Italia, mamme che hanno perso figli poliziotti e non solo, figli che hanno perduto i padri. Mio marito nei suoi 21 anni in Polizia ripeteva: i giovani si cibano di esempi e noi dobbiamo sfamarli”.

Le reazioni della base dei poliziotti sono riportate da Tiziana Paolocci sul Giornale:

“I sindacati di polizia, spaccati sulla «vicenda Aldovrandi», ieri hanno levato gli scudi compatti. «Vogliamo vedere se chi si è affrettato a crocifiggere i poliziotti per un applauso “tarocco” – dice Gianni Tonelli, segretario generale del Sap – oggi riesce a condannare le sceneggiate dell’Olimpico, dove a godersi lo “spettacolo” c’erano Renzi e Grasso. Le parole della vedova Raciti tagliano e gambe al partito anti-polizia, che si precipita a titolare una sala della Camera a Carlo Giuliani e non dedica a Raciti nemmeno un vicolo. Gli agenti che rischiano la vita ogni giorno, feriti negli scontri del primo maggio o negli incidenti allo stadio meritano rispetto».

«Basta gioco al massacro sui poliziotti» tuona Giuseppe Tiani del Siap. «Lo Stato si indigna? Retorica, mentre noi contiamo i feriti – incalza Franco Maccari, di Polizia Cois – Renzi se ne va, scortato. Noi restiamo nuovamente attoniti dinanzi a tanta superficiale indifferenza, molto lontana dalla levata molto più indignata e presente di qualche giorno fa contro di noi. In tutto questo Pansa dov’è? Forse assente perché non ci sono agenti da definire “cretini”».

La verità è un’altra, secondo il Siap di Catania: «Ci chiedono i numeri sui caschi, di pagare ogni singola azione, ma continuiamo ad essere feriti e vilipesi da soggetti che lo stadio dovrebbero vederlo da lontano»”.