Stock option. Andrea Guerra, a.d. Luxottica: € 40 mln, ma grazie a Visco solo metà

Pubblicato il 10 Giugno 2013 9:48 | Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2013 9:56
Andrea Guerra, Luxottica, 40 milioni di stock option

Andrea Guerra, Luxottica: stock option per €40 mn

Può una multinazionale come Luxottica

“pagare stock option milionarie ai suoi top manager e al tempo stesso occuparsi dello studio e della mobilità sociale dei figli dei dipendenti senza cadere in aperta contraddizione?”

si interroga Dario Di Vico sul Corriere della Sera.

Per trovare una risposta, Dario Di Vico parte da due fatti di cronaca economica:

1. La Luxottica di Leonardo Del Vecchio e i sindacati confederali

“hanno firmato un nuovo accordo di welfare aziendale che estende quello (pilota) del 2009 e si occupa di studio e mobilità sociale dei figli dei dipendenti, di contrasto all’abbandono scolastico, assistenza sociale alle famiglie Luxottica, soggiorni all’estero e persino microcredito di solidarietà”.

2. Negli stessi giorni dell’accordo, l’amministratore delegato di Luxottica,

Andrea Guerra ha venduto, come suo diritto, le azioni della società avute come stock option e ha guadagnato nel trading la bellezza di oltre 40 milioni di euro”.

Commenta Dario Di Vico:

“Anche chi ha storto il naso di fronte a un premio così ricco intascato in tempo di Grande Crisi ha dovuto riconoscere che Guerra se li è pienamente meritati, in virtù delle straordinarie performance”

che Luxottica ha conseguito negli ultimi dieci anni sotto la gestione di Andrea Guerra.

Si interroga Dario Di Vico:

“In tempi in cui i testi sulla disuguaglianza di guru come Branko Milanovic o di premi Nobel come Joseph Stiglitz riempiono gli scaffali delle librerie e in una stagione politico-culturale in cui tanti ripetono che un amministratore delegato non può guadagnare 400 volte più di una tuta blu come va giudicato il caso Luxottica?”.

Dario Di Vico gira la domanda a Andrea Guerra, che risponde così:

“È evidente che oggi il valore che è stato creato in azienda in questi anni non viene distribuito omogeneamente. Ci sono delle storture ma il percorso che abbiamo avviato ha proprio l’obiettivo di ridurre le distanze”.

Ma c’è stata in Luxottica una prima distribuzione ai dipendenti di azioni per 10 milioni di euro e è previsto come passo ulteriore una partecipazione azionaria alla tedesca:

“Francamente non credo ai tetti sulle alte retribuzioni, penso che un’azienda di successo debba compensare tutti quelli che hanno contribuito e lo possa fare in piena trasparenza e correttezza”.

Sembra di vivere in un altro pianeta, sia per le parole di Andrea Guerra sia per il ragionamento di Dario Di Vico; non in Italia, dove negli ultimi dieci anni politici, sindacalisti e giornalisti si sono accaniti contro i guadagni dei dirigenti, in una forma di egualitarismo che ha sempre trattato con grande rispetto i padroni. Si tratta di un atteggiamento spiegabile con il fatto che l’odio e la invidia si appuntano sempre sui soggetti più vicini, non su quelli più remoti. Siamo alla scena finale del “Novecento” di Bernardo Bertolucci, con i padroni della tenuta che allontanano indisturbati in carrozza mentre il fattore, che certo ha fatto di tutto per meritarsele, cade sotto le forconate dei contadini inferociti.

Chi può dimenticare la motivazione assai poco economica e tanto umanamente invidiosa che l’allora ministro delle Finanze Vincenzo Visco portò alla equiparazione dei guadagni da stock option al reddito da lavoro portando l’imposizione fiscale sulle plusvalenze azionarie dal 18% riservato a investitori, speculatori e padroni al 50% della aliquota marginale della Irpef? Disse Visco: “Non è giusto che un amministratore delegato guadagni come un ministro”.

Alla fine, poiché nessuno è perfetto, anche per uno di Luxottica  la tentazione di salire in cattedra è troppo forte. C’è, dice Andrea Guerra, una nuova

“stagione che comincia oggi. Anche perché se guardiamo fuori dall’azienda non vediamo solo una crisi particolarmente lunga ma un mondo diverso da quello di ieri che richiede da parte del capitalismo idee e formule nuove”.

Dario Di Vico riporta con stupore:

“Indubbiamente i dati sul grado di soddisfazione del proprio lavoro da parte degli operai Luxottica sono molto elevati. L’assenteismo è a livelli tedeschi (4%), il senso di appartenenza è scandinavo (l’82% si dichiara orgoglioso dell’azienda in cui lavora), la flessibilità è americana (il 90% di adesione al lavoro straordinario di sabato), la qualità svizzera e l’organico in Italia è raddoppiato negli ultimi dieci anni”.

Non c’è dubbio che alla Luxottica, a cominciare da Leonardo Del Vecchio, sono stati tutti molto bravi. Però varrebbe anche la pena di cercare di capire le condizioni di mercato in cui hanno operato: il sole c’è sempre e gli occhi la gente se li vuole proteggere in tutto il mondo, la vanità fa il resto.

Da quel che riferisce Di Vico, si ha anche l’impressione che Luxottica abbia goduto di una certa extraterritorialità; alla Fiat, a Torino come a Pomigliano e nemmeno alla Olivetti da cui proviene il capo del personale della Luxottica, gli straordinari, non solo il sabato, sono sempre costati sangue, se e quando i sindacati glieli hanno concessi.