Tasse divorano il 44% del Pil, debito al 133%: Matteo Renzi alla prova dei conti

Pubblicato il 17 febbraio 2014 8:26 | Ultimo aggiornamento: 16 febbraio 2014 21:01
Tasse divorano il 44% del Pil, debito al 133%: Matteo Renzi alla prova dei conti

Mario Monti. Le mani nei capelli le ha fatte mettere agli italiani

Il peso totale di tasse e contributi sull’economia è sopra il 44 per cento, come ci ha ricordato domenica Dino Piesole sul Sole 24 Ore:

“Nel 2010 era a quota 42,6 per cento, nel 2012 eravamo al 44,1%, nel 2013 al 44,3% e per il 2014 è prevista una leggerissima discesa ma staremo sempre al 44,2%. Solo nel 2017 si raggiungerebbe a legislazione vigente il 43,3 per cento”

cioè quasi un punto sopra il 2010.

Gli ultimi quattro anni sono stati anni

“ad alta tensione per i conti pubblici, complice la crisi globale”.

Le cifre che Dino Piesole mette in fila devono fare riflettere su quel è successo, in nome della guerra a Berlusconi e in conseguenza anche dei comportamenti di Berlusconi miranti al suo esclusivo personale interesse.

Il rapporto deficit/pil arrivò al picco del 5,4% nel 2009, scese nel 2010 al 4,6%, mentre il debito era al 119% e l’avanzo primario a zero.

Il 2011, l’anno della crisi dello spread, si chiude con il deficit al 3,9%, il debito al 120,1%

In parallelo,

“nel 2009 l’economia italiana era sprofondata a -5,2%, per poi riguadagnare il segno più nel 2010 (1,7%). e il Pil in leggero aumento dello 0,4 per cento”.

Poi arriva Mario Monti e nel 2012 è di nuovo

“recessione: -2,4%, con deficit al 3%; nel 2913 -1,9%, con deficit al 3% e debito al record del 132,8%”.

Il macigno che

“continua a pesare sull’equilibrio dei conti pubblici è l’ingente quantità di risorse da reperire sul mercato per far fronte a tale enorme debito. Interessi passivi che nel 2010 erano al 4,6% del Pil, nel 2011 al 4,9%, nel 2012 al 5,3%, al 2013 al 5,4 per cento.

“Ecco l’altra incognita che potrebbe riservare sorprese nel corso di quest’anno, poiché la legge di stabilità prevede che lo spread raggiunga quota 200 punti base solo a fine 2014, con rendimenti medi al 4,45 per cento. Decisiva per un percorso di discesa più sostenuto sarà la percezione da parte dei mercati sulle prospettive di stabilità del governo che va a formarsi”.