Tfr, il mistero in pancia all’Inps, i vostri soldi sono espropriati ma servono a…

di Sergio Carli
Pubblicato il 25 giugno 2019 14:05 | Ultimo aggiornamento: 26 giugno 2019 16:36
Tfr, il mistero in pancia all'Inps, i vostri soldi sono espropriati ma servono a...

Tfr, il mistero in pancia all’Inps, i vostri soldi sono espropriati ma servono a…

ROMA – Tfr, il mistero si svela. O si fa più denso. I soldi ci sono ma non proprio, 35 miliardi finiti nelle casse dell’Inps ma di fatto sottratti ai lavoratori oltre che alle aziende. Il racconto si dipana sulle pagine del Fatto in modo un po’ contraddittorio. Un articolo del 10 giugno metteva il dito sulla piaga e non aveva mezzi termini: “34 miliardi spariti: il Tfr espropriato dallo Stato“.

Due settimane dopo, una indiretta replica di Beppe Scienza, sempre sul Fatto. Conferma che “Il Tfr in pancia all’Inps, non c’è” ma difende l’Inps e in pratica contraddice il suo stesso giornale: “Continuano gli attacchi (immotivati) all’Inps per convincere i dipendenti a trasferire il loro “tesoretto” in un fondo pensione”.
Tutto ebbe inizio, come ricorda Beppe Scienza, con una furbata del governo Prodi a fine 2006. In realtà si trattò di una porcata, uno dei punti d’arrivo del compromesso storico fra Berlusconi e la sinistra. Berlusconi aveva mano libera sulla televisione, la sinistra sulla politica economica che infatti da 20 anni inchioda l’Italia. In prima linea i sindacati. 

A pagarne le conseguenze non sono state solo le imprese, come sottolinea con gioia Beppe Scienza, in linea col suo giornale, ma anche i lavoratori. E questo nessuno ama dirlo: una volta, col Tfr in azienda, se un lavoratore voleva comprare casa, o aveva importante spese mediche da sostenere, poteva chiedere un anticipo sulla liquidazione. In certi casi, con anzianità elevata, erano anche somme importanti che nella maggior parte delle occasioni venivano anticipate.

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Tutto quello che ora è rimasto, ci conferma Beppe Scienza, è un subentro da parte dell’Inps in caso di default aziendale.

Non ci fu soluzione di continuità fra l’opera di Berlusconi e quella di Prodi, in quello primo scorcio di terzo millennio che vide consumare il grande esproprio.

La previdenza integrativa come impostata da compromesso storico apriva grandi opportunità di sistemazione per i sindacalisti nei vari consigli d’amministrazione. Quando da sinistra qualcuno eccepì che una parte del tesoro sarebbe andata alle compagnie di assicurazione, quindi anche alla Mediolanum in cui Berlusconi aveva una quota, Berlusconi non esitò a cancellare le assicurazioni in vista del famigerato semestre di silenzio-assenso, studiato per spingere più persone possibile nei fondi pensione. Il timore era il prevedibile ostruzionismo da parte dei datori di lavoro, danneggiati dal trasferimento del Tfr alla previdenza integrativa. Ciò li privava, infatti, di una forma di finanziamento con un costo contenuto.

A dire la verità, ricorda chi c’era, più che le aziende, abbastanza allibite da quel significativo atto ostile che oggi andrebbe ricordato a chi si chiede perché l’economia in Italia sia incagliata da circa 20 anni, furono proprio i lavoratori a dubitare della bontà dell’idea.

Le crisi planetarie di Borsa seguite alla bolla internet e all’11 settembre avevano molto raffreddato gli entusiasmi sui fondi pensioni. I lavoratori avevano ben chiaro il proverbio che comincia: chi lascia la via vecchia per la nuova…

Per questo, commenta Beppe Scienza, la legge Finanziaria 2007 tolse manu militari alle aziende con almeno 50 dipendenti il Tfr che maturava di mese in mese, obbligandole a trasferirlo a un apposito fondo di tesoreria dello Stato presso l’Inps. Così per esse il nuovo Tfr era comunque perso: o finiva in un fondo pensione o andava versato all’Inps. Veniva meno quindi ogni motivo per ostacolare l’adesione dei propri dipendenti alla previdenza integrativa.

Nel periodo 2007-2017, ricorda Beppe Scienza, furono versati quasi 35 miliardi nel fondo di tesoreria. Soldi inizialmente finalizzati a finanziarie infrastrutture, utilizzati invece più spesso per altri fini. 

Nessuna legge, d’altra parte, destinava il fondo di tesoreria alla previdenza complementare. Al contrario, con l’Inps sono salvaguardate tutte le garanzie e sicurezze previste per il Tfr.

Bello saperlo. Per molti di noi è una rivelazione. Però quanto segue è molto limitativo del miracolo:

“Indipendentemente dalle critiche agli utilizzi anomali delle somme versate, per il lavoratore il Tfr all’Inps non presenta aspetti negativi né tanto meno preoccupanti. È lo Stato stesso che ne garantisce la disponibilità, le rivalutazioni, ecc. secondo l’articolo 2120 del codice civile, cioè esattamente come per il Tfr in azienda”.

E se uno vuole comprare casa? Se uno ha un parente malato bisognoso di cure costose? Che fa l’Inps? Fa come l’odiato padrone ora espropriato? 

Sarebbe interessante saperlo, dall’Inps o da Beppe Scienza.