Trenord, il contratto premia ritardi. E i macchinisti rallentano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Febbraio 2015 10:16 | Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio 2015 10:59
Trenord: se treno ritarda macchinisti pagati di più. Il paradosso contrattuale

Trenord: se treno ritarda macchinisti pagati di più. Il paradosso contrattuale

ROMA – Trenord: se treno ritarda macchinisti pagati di più. Il paradosso contrattuale. La denuncia anonima alla Gazzetta di Mantova di tre macchinisti ferrovieri di Trenord, oggi si chiamano agenti di condotta, ha alzato un polverone per la presenza di una trentina di “furbetti” che facendo ritardo a bella posta guadagnano di più.

Al netto della buona fede dei macchinisti, limpida fino a prova contraria, il punto sensibile sta nel paradosso di “contratti alla rovescia” che invece di incoraggiare la puntualità, incentivano i ritardi. Oggi che la parola d’ordine della gestione Trenord è la puntualità, non solo per la felicità dei pendolari, ma anche perle casse della società nata dal matrimonio tra Trenitalia e Ferrovie Nord Italia, il bubbone del contratto è esploso definitivamente.

Fino al 2011, sotto l’ombrello di Trenitalia, ogni ora di condotta alla guida del locomotore veniva pagata 10,10 euro. Nel contratto aziendale Trenord firmato il 22 giugno 2012, invece, la retribuzione è proporzionale al minutaggio: le prime due ore vengono pagate 6 euro ciascuna, la terza 9, la quarta 12 e così via.

Non solo, il contratto prevede anche una sorta di bonus, una remunerazione variabile dell’attività di condotta complessiva nel turno di lavoro: 15 euro al raggiungimento delle 3 ore, 25 alla quarta, 30 se si sta alla guida per 5 ore e così fino ai 40 euro per 7 ore di condotta nel turno.

«Il contratto è alla rovescia perché se io rispetto il mio orario, che sulla Milano-Mantova è di 3 ore e 40 minuti, guadagno meno di chi accumula ritardo – spiega uno dei macchinisti – Peggio, se io arrivo in anticipo mi vengono decurtati 20 centesimi al minuto. Morale, al netto dei guasti, che pure si verificano, è capitato che qualche collega rallentasse apposta la marcia. Casi isolati, certo, però è successo. Con questo non è che voglia gettare la croce addosso ai colleghi, ma solo sottolineare l’incoerenza del contratto». (Igor Cipollina, La Gazzetta di Mantova)