Trieste, mostra sulle leggi razziali. Una locandina turba il sindaco: “Dobbiamo ancora sollevare quelle cose?”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 settembre 2018 13:49 | Ultimo aggiornamento: 21 settembre 2018 13:49
Trieste, mostra sulle leggi razziali. Una locandina turba il sindaco: "Dobbiamo ancora sollevare quelle cose?"

Trieste, mostra sulle leggi razziali. Una locandina turba il sindaco: “Dobbiamo ancora sollevare quelle cose?”

ROMA – “Il Comune di Trieste ci ha comunicato che intende concedere la co-organizzazione della mostra ‘Razzismo in cattedra’ e mettere a disposizione una sala comunale per l’allestimento. Tra le proposte c’è anche la Risiera di San Sabba”: il dirigente didattico del liceo Petrarca di Trieste, Cesira Militello, ha confermato dunque che la mostra per ricordare gli ottanta anni della promulgazione delle leggi razziali si farà.

Sì, perché la mostra ha rischiato di fallire per colpa di una locandina, per colpa di una foto d’archivio che non era piaciuta al sindaco Roberto Dipiazza: l’immagine di tre ragazze del Petrarca sorridenti e abbracciate accompagnata da una prima pagina de “Il Piccolo” del 1938 con lo stentoreo titolo “Completa eliminazione dalla scuola fascista degli insegnanti e degli alunni ebrei”.

Per il sindaco un’esagerazione. Una provocazione ormai a tempo scaduto. Qualche giorno fa la dirigente aveva reso noto che dal Comune gli avevano chiesto modifiche a quel titolo ma poi si erano eclissati senza ulteriori spiegazioni. Quindi Dipiazza aveva spiegato: “La mostra si può fare anche domattina, anche con quella locandina. Quando ho visto quel titolo del Piccolo dell’epoca, così estremamente pesante, e con quella scritta lì sotto sul razzismo mi è sembrato esagerato. Dico io, dobbiamo ancora sollevare quelle cose? Io andrò a condannare la promulgazione delle leggi razziali con una grande manifestazione in consiglio comunale e con l’inserimento di una targa fatta dall’unione delle comunità ebraiche. Chiedevo solo di ammorbidire quel manifesto: per non accendere, cioè, rancori né da una parte né dall’altra”.

Una spiegazione che non spiega e semmai preoccupa. Il sindaco non crede alla necessità di una rievocazione, pensa evidentemente che l’ignominia delle leggi razziali non ci riguardi più se ancora deve indagare il motivo attuale per discuterne, per cercare di capire. Il sindaco ha in testa una qualche forma patologica di par condicio storica. Quali sarebbero i rancori dell’altra parte? Quale altra parte, quella degli aguzzini nazifascisti? Non dobbiamo accenderli quei rancori perché covano ancora in qualche focolaio d’odio non spento? Forse, da qualche parte, in attesa di tornare in cattedra.