Veltroni e la scorta: storia di una bufala e di “leonesse da tastiera”

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 23 giugno 2018 11:45 | Ultimo aggiornamento: 23 giugno 2018 11:45
Veltroni e la scorta: storia di una bufala e di "leonesse da tastiera"

Veltroni e la scorta: storia di una bufala e di “leonesse da tastiera”

ROMA – Se ne sono già occupati in tanti, ma conviene ripetersi perché serve per capire il mondo grillino, che non è un posto tanto semplice. [ App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui, – Ladyblitz clicca qui – Cronaca Oggi, App su Google Play ] Anzi, è un universo rancoroso, pieno di invidia, e di dabbenaggini.

Dunque, sulla costiera romagnola una signora entra in un ristorante e vede Walter Veltroni che sta mangiando in compagnia di due marcantoni. La signora mangia, ma cura Veltroni, finalmente arriva al caffè. Poi va a casa, accende il computer e nella sua pagina FB scrive: ma Veltroni ha ancora la scorta, chi paga?

Ecco la leonessa da tastiera, l’indomita cittadina che si preoccupa per le finanze pubbliche, e che subito sbatte Veltroni nell’arena della gogna pubblica. Perbacco, così si fa.

Veltroni, poi, risponderà educatamente che lui ha rinunciato alla alla scorta molti anni fa, da quando non ha più incarichi pubblici, stava girando un film e quelli erano due suoi collaboratori, robusti (beati loro).

Questo piccolo episodio contiene in sé tutto quello che serve per definire l’universo grillino. Nessun accertamento dei fatti, ma subito il sospetto rilanciato in rete perché circoli il più possibile. Senza tenere conto che le scorte non sono decise da Veltroni (o da altri), ma da un apposito comitato per la sicurezza pubblica che valuta caso per caso. Quindi chi abbia o non abbia la scorta non è materia sulla quale possano valere le opinioni delle leonesse da tastiera sparse per l’Italia e ovviamente prive di qualsiasi informazione dettagliata.

E anche la domanda (chi paga?) è tipica di questo universo deforme. Non si è mai visto uno Stato andare in rovina per una scorta in più o in meno. Magari va in rovina perché la politica non funziona e ci sono la mafia e la camorra, ma non per una scorta in più o in meno.

Ma, ragionando più in grande, lo stesso approccio vale per altre questioni più nobili: i vitalizi e le pensioni d’oro. Due argomenti sui quali i grillini continuano a dare indefessamente battaglia, diffondendo la stupida credenza che da quei risparmi si possano ricavare denari per fare chissà che.

Due precisazioni allora. Non esistono pensioni d’oro o vitalizi (aboliti da Monti già nel 2012, dopo sei anni persino un grillino dovrebbe averlo capito). Esistono solo pensioni e vitalizi (ante 2012) conquistati e erogati in base alle leggi vigenti allora. Nessuno ha rubato niente, nessuno ha percepito un solo soldo più del dovuto.

Non solo: pensioni d’oro (se vogliamo chiamarle così) e vitalizi “vecchi” rappresentano il niente rispetto alla spesa pensionistica italiana, nemmeno l’1 per cento. Il risparmio sarebbe, cioè, ridicolo in ogni caso. I pensionati d’oro (cioè sopra i 5 mila euro al mese sarebbero dieci mila in tutta Italia, non proprio  una folla per una popolazione di 60 milioni di abitanti). I vitalizi residui ancora molto meno.

Ma allora perché i grillini si agitano tanto? Perché non sanno far di conto e dicono che si risparmierebbe, tagliando le pensioni d’oro, 12 miliardi all’anno: invece non si arriva nemmeno a metà della metà. E poi perché nella loro visione di un’Italia silvo-pastorale dove tutti sono finalmente poveri e infelici si sono assegnati il compito di combattere le ingiustizie, comprese quindi le pensioni legittimamente conseguite.

Questo è l’universo grillino, uno straordinario mix di ignoranza, velleitarismo e persecuzione. Dei problemi veri non c’è traccia. Mai.

Ultimo dettaglio. La leonessa da testiera che ha chiesto alla Rete chi paga la scorta (inesistente) di Veltroni è tale Sonia Toni, prima moglie di Beppe Grillo.