Vittorio Gassman, Mattatore: dimostrò agli italiani che cultura e tv non sono nemiche. Era il 1959

di Marco Benedetto
Pubblicato il 29 Giugno 2020 6:41 | Ultimo aggiornamento: 29 Giugno 2020 8:37
Vittorio Gassman, Mattatore: cultura e tv non sono nemiche. Era il 1959

Vittorio Gassman, Mattatore: cultura e tv non sono nemiche. Era il 1959

Vittorio Gassman moriva vent’anni fa oggi, nel sonno. Giovane, per gli standard attuali. Aveva appena 78 anni. Lo hanno ricordato e celebrato in tanti.

 
Repubblica, oltre a un bell’articolo di Roberto Nepoti, ha messo on line una intervista di Scalfari a Gassman e Marcello Mastroianni. Sul Fatto, Alessandro Ferrucci ha intervistato Vittorio Cecchi Gori: avvincente.
Io voglio qui ricordare Vittorio Gassman, con gratitudine, perché, col suo Mattatore, fece scoprire agli italiani la grande letteratura.
 
Non ricordo altro del Mattatore, se non le impareggiabili esibizioni di Vittorio Gassman.  Le sue letture di poesie come l’Onda di Gabriele D’Annunzio restano nel mio ricordo 60 anni dopo come fosse ieri. Così Vittorio Gassman fece conoscere a milioni di ex analfabeti la grande letteratura italiana e internazionale. 
Chi conosceva in Italia Federico Garcia Lorca? Vi prego di riguardare come Vittorio Gassman recita il Lamento per la morte di Ignazio Sanchez. A me, 60 anni dopo, ha dato i brividi. Cito da una puntata: Rafael Alberti, il  don Giovanni, Cecov.
Forse mi confondo nel ricordo. Ma attribuisco a Gassman una lettura di Dante che manda Benigni dietro la lavagna. (A dire il vero l’interpretazione della Divina Commedia di Roberto Benigni non è da urlo. La parte migliore dei suoi spettacoli erano gli sfottò contro Berlusconi. I suoi commenti sarebbero stati bocciati da Flora o Sapegno).
Riguardando le puntate del Mattatore su Rayplay, mi sono reso conto che c’era molto di più. C’era un grande spettacolo, pensato, costruito con intelligenza, senza volgarità, senza trash. I tempi, a dire il vero, non lo avrebbero consentito. Le ballerine in Rai portavano i mutandoni. 
Guardando il Mattatore si prova un brivido quando appaiono in un flash le mutandine di una ragazza. In un’altra scena la mondina interrompe la nudità delle gambe con una specie di mezzo legging.
Una sorpresa: un grandissimo Dario Fo, prima che scoprisse la politica.
Riscoprire il Mattatore mi conferma una impressione che porto nella memoria. Che furono quelle fra le migliori prove di Vittorio Gassman. Certo fu un grandissimo attore. Ci sono alcuni suoi film che reggono un confronto internazionale. Ma devo confessare che preferisco il figlio, Alessandro.Tanto il padre è estremo, esagerato, caricaturale, alla fine angosciante. Tanto il figlio è intenso, misurato, rassicurante, sempre con un fondo di ironia.
Era il 1959, la guerra era finita da 14 anni, l’atmosfera era quella eccitante dell’imminente boom economico. Era in corso quella che Eugenio Scalfari definì “migrazione biblica”, dal Sud al Nord. E anche quella, meno retorica ma ugualmente epocale, dal Nord al Nord, dal Veneto verso Milano e Torino, dalle campagne del Piemonte, della Lombardia e dell’Emilia verso i vertici del triangolo industriale. Torino superò il milione di abitanti, Genova ci si avvicinò.
Era in corso, fatto ancor più importante per tanti giovani come me, e anche per milioni di donne, il processo di crescita della economia italiana che ci offrì lavoro e opportunità di crescita e carriera prima di allora impensabili. Fu la vera fine del Medioevo in Italia, la fine delle corporazioni, del figlio del contadino che fa il contadino, del muratore che fa il muratore, dell’oste che fa l’oste.
Col benessere vennero la televisione e la cultura diffusa. La scuola si aprì, il numero degli studenti si moltiplicò. Ideologie, velleitarismi, sperimentalismi e il ’68 guastarono un po’ la festa nei decenni successivi. Ma prima di piangervi addosso, vedetevi i vecchi film di Totò, di Sordi, Gassman e Tognazzi, guardate le città semi vuote, la miseria che affliggeva non solo i più poveri. 
Presciverei ai teorici della decrescita felice, agli ambientalisti estremi, a quanti rimpiangono i bei tempi passati un anno di rieducazione stile il loro amato Mao.
Dietro quei simboli di benessere, dietro i simboli del benessere di oggi, ci sono le migliorate aspettative di vita, il servizio sanitario per tutti, le medicine quasi gratis, la migliore alimentazione, il cesso in casa, l’acqua calda corrente.
Farei vivere quei nostalgici come vivevano a quei tempi metà degli italiani. I bisogni nella stalla, il bagno in una tinozza d’acqua calda quando si  poteva, a sette anni a lavorare nei campi o a spazzare capelli in una barberia, morire a 60 anni una pratica diffusa.
Il Mattatore fu un mito per milioni di italiani. Le famiglie con un televisore in casa erano circa un milione e mezzo (oggi sono 5 e mezzo). Era il primo grande balzo in avanti degli italiani, non più fascisti e sempre meno proletari. Fu Mike Bongiorno, col suo Lascia o raddoppia? a trascinare il primo milione. Agli inizi, si andava al bar sotto casa. Le sale cinematografiche sospendevano i film.
Poi vennero Canzonissima, gli sceneggiati di grande qualità. Ricordo Capitan Fracassa, Piccolo Mondo Antico, La Pisana.
Il Mattatore segnò un’epoca con un programma di grande spettacolo ma anche di buon livello culturale.
Per Vittorio Gassman vennero film importanti e impegnati come la Grande Guerra. Poi il Sorpasso. Un mito il film, un mito la Lancia Aurelia spider terza protagonista del film. Un sogno per una generazione di ragazzi. Irraggiungibile perché quando avemmo i soldi per comprarla non la producevano più.