Zanda e gli stipendi: “Contro Casaleggio e l’antipolica, ora basta”

di Sergio Carli
Pubblicato il 30 marzo 2019 6:41 | Ultimo aggiornamento: 29 marzo 2019 22:11
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Zanda e gli stipendi: “Contro Casaleggio e l’antipolica, ora basta”

Populismo e anti politica non possono condizionare la vita democratica di una nazione. Luigi Zanda, senatore e tesoriere del Pd che ha scatenato la reazione di tanti sepolcri imbiancati chiedendo soldi per i partiti e migliore trattamento economico per i parlamentari, non ritratta anzi rincara la dose: “Al centro c’è la sopravvivenza della democrazia”.

Evita di replicare al fuoco amico di Cacciari, glissa su Nicola Zingaretti (“È un’iniziativa personale non un’idea del Pd”) e attacca il Movimento 5 stelle: “La lotta è tra chi vuole il Parlamento e chi lo vuole abbattere. Da un lato c’è la democrazia rappresentativa, dall’altro la democrazia diretta agli ordini della Casaleggio. Per me la questione è centrale, il dibattito è su un pericolo reale”. Obiettivo finale del M5s è “rendere i [parlamentari] sempre più asserviti alle lobby finanziarie”.

Intervistato per Repubblica da Goffredo De Marchis, parla con decisione e fermezza: “Per me la battaglia a favore del Parlamento non sarà mai un autogol. Amo le sue prerogative, il suo prestigio e finché sto qua lo difenderò sempre”.

Zanda difende così la proposta di dare soldi ai partiti: “La proposta è per l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione attesa da 70 anni e che non si riesce ad attuare. Non ci si riesce perché chiede che i partiti vengano organizzati con metodo democratico ed è il vero punto debole dei 5 stelle che dall’orecchio della democrazia non ci sentono. Allora attaccano il finanziamento, un rimborso spese di 18 milioni l’anno per le necessità non della politica ma della democrazia”.

E sullo stipendio dei Parlamentari: “La polemica è pretestuosa… Ma quello che mi interessa non è il quantum bensì il metodo: attribuire al Parlamento europeo le decisioni sulle indennità dei parlamentari italiani ed eliminare zone opache. I 5 stelle mistificano e dicono il falso. Li capisco. Sono terrorizzati, sentono sul collo le fauci di Salvini e ogni argomento gli sembra buono per darsi un tono politico”.

Il momento dell’autocritica arriva quando De Marchis gli fa notare che anche Zanda, 6 anni fa, votò l’abolizione del finanziamento pubblico. “Ero capogruppo, ho votato sentendo il peso dell’antipolitica. Ora direi che potevamo fare diversamente e quella decisione ci deve insegnare che non può essere l’antipolitica a dominare il nostro lavoro”.

Sullo Jus soli, Zanda è, con Paolo Gentiloni, nel mirino di Matteo Renzi, che spara sciocchezze. Giustamente il Governo e i gruppi parlamentari ritirarono il disegno di legge del Pd senza porre la fiducia per evitare una crisi ben più grave. Il nodo però non è di tattica parlamentare ma di strategia politica. Lo jus soli come concepito dal Pd aveva un grave difetto. Allargava il diritto alla cittadinanza non solo a chi sia nato in Italia, come sacrosanto ma anche a tanti altri, che abbiano ad esempio frequentato corsi di formazione, magari tenuti da apposite coop… Quel conflitto di interessi che già tormentava Sonnino e sempre più ha complicato la politica e la vita economica in Italia.