Parla Schwazer: “Ho preso io l’Epo in Turchia, non ne potevo più della marcia”

Pubblicato il 8 agosto 2012 13:09 | Ultimo aggiornamento: 8 agosto 2012 19:16

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Schwazer in conferenza stampa

Schwazer in conferenza stampa

BOLZANO – Insiste a dire che ha fatto tutto da solo. Che l’epo l’ha assunta da solo, comprandola in Turchia: ”Sono andato in Turchia per comperare l’Epo. Ho fatto tutto da solo, sono partito con 1.500 euro e ho acquistato il prodotto in una farmacia”. Alex Schwazer parla in conferenza stampa da Bolzano mentre la procura apre formalmente un’indagine su di lui con l’ipotesi di reato di frode sportiva.

”E’ stata la prima e unica volta che ho acquistato un farmaco di questo tipo – ha aggiunto l’ex campione olimpico -, perché sono sempre stato pulito”. E spiega perché ha deciso di assumere una sostanza illecita prima delle Olimpiadi di Londra: ”Alla fine dello scorso anno, dopo tre anni molto difficili e travagliati, non sono stato più capace di dire no al doping. Dire che questo grande errore mi dispiace molto sarebbe troppo poco”.

”Quando il 30 luglio si sono presentati a casa mia per i controlli non avevo la forza di chiedere a mia madre di dire che non ero a casa. Avrei potuto farlo, ma non vedevo l’ora che tutto finisse. Per me non è stato facile dire a Carolina (Kostner, ndr.) che in frigo non c’erano vitamine B12, ma epo. Mi vergogno tanto. Carolina non sapeva niente”.

”Avevo la nausea della marcia, non ne potevo più degli allenamenti. Alla mia fidanzata piace il pattinaggio, io faccio marcia perché sono bravo, ma non ho piacere a faticare. La differenza tra il mio rapporto con lo sport e quello di Carolina è questo”.

”Ho contattato il dottor Ferrari nel 2009 per avere da lui consigli tecnici, nient’altro. I test antidoping dell’epoca lo dimostrano perché i valori non mentono. Dal 2011, quando sono apparse le notizie sul ciclismo, non l’ho più sentito.Non devo coprire nessuno. Non voglio più gareggiare, ma tornare alla vita normale. Non avrei perciò problemi a dire che il dottor Ferrari mi ha dato dei farmaci, ma non è stato così. So che alle Olimpiadi non sarei andato, perché non ce l’avrei fatta psicologicamente”.

”Domani vado a Bologna perché devo restituire il tesserino e la pistola dei Carabinieri”, ha detto ancora Schwazer che ha espresso parole di elogio per il gruppo sportivo dei Carabinieri. ”Se non ci fosse stata l’Arma non avrei potuto fare questo sport a livello professionale”.

Il dottor Ferrari: “Querelo, mai consigliato doping”. ”Non ho più avuto contatti con Alex Schwazer da circa 18 mesi. Non vado a St. Moritz dall’ottobre 2010. Non gli ho mai consigliato pratiche doping, nè lui me le ha mai richieste”. Anche il dottor Michele Ferrari, accostato al marciatore in notizie di stampa, ha confermato la versione di Schwazer e ha annunciato tramite il suo avvocato, Dario Bolognesi, iniziative legali e querele.

”Le informazioni diffuse in questi giorni – sostiene infatti Ferrari – non possono provenire dalle indagini giudiziarie in corso, sia perché coperte dal segreto sia perché la Magistratura sa bene che i miei contatti con Alex Schwazer risalgono al passato. Pertanto coloro che li accostano alla vicenda attuale diffondono notizie diffamatorie e calunniose che non potrò esimermi dal denunciare all’Autorità Giudiziaria”.

Il medico ha così fornito la propria ricostruzione dei contatti col marciatore escluso dalle Olimpiadi: ”Sono stato contattato da Alex Schwazer alla fine del 2009. Mi disse che non era soddisfatto dei programmi di allenamento delle due ultime stagioni. Mi chiese di valutare il lavoro svolto e di proporre eventuali modifiche. Risultò evidente che Alex si allenava troppo: oltre a quanto concordato con l’allenatore, aggiungeva, di sua iniziativa, 2-3 ore di cicloergometro, tutti i pomeriggi, per 5-6 giorni alla settimana. Sviluppammo insieme per il 2010 un nuovo programma di allenamenti, con meno ore settimanali, più lavori di qualità, frequenti test di valutazione per adattare le intensità ai suoi progressi e ripetuti soggiorni in altitudine. Alex migliorava rapidamente, evidenziando grandi qualità atletiche e margini di crescita, anche se a volte dava la sensazione di non essere mai pienamente soddisfatto e sicuro di sè”.

”Nella primavera 2010 ottenne il record italiano sulla 20 km, migliorando il suo personale di oltre 2 minuti, e altre eccellenti prestazioni in diverse gare internazionali. Ai campionati europei di fine estate ottenne un secondo posto nella 20 km e si ritirò per crampi nella 50 km, manifestando pubblicamente una grande delusione che ai più apparve ingiustificata, quasi una sorta di profondo malessere interiore. Non ho più avuto contatti con Alex Schwazer da circa 18 mesi. Non vado a St. Moritz dall’ottobre 2010”.

Il Cio e i campioni di urina dopo Pechino 2008. I campioni di urina prelevati ad Alex Schwazer dopo la vittoria a Pechino potrebbero essere sottoposti a nuove analisi. Lo ha detto il direttore della comunicazione del Cio, Mark Adams. ”I campioni vengono conservati e possono essere nuovamente analizzati per otto anni, così che un atleta dopato sappia che se anche la fa franca in un Olimpiade, c’è sempre la possibilità di perdere la medaglia successivamente”, ha sottolineato Adams.

Schwazer però si dice tranquillo: ”Sono solo contento se tutte le mie prove antidoping fatte negli ultimi anni, anche quelle alle Olimpiadi del 2008, vengono rianalizzate e pubblicate. Tutti i medici di buona fede dovranno dire poi che non vi sono tracce di doping. A Pechino ho gareggiato con valori di un anemico, il che dimostra che non ero dopato”.

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