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YOUTUBE Collaboratori parlamentari, sit-in alla Camera dopo servizio Le Iene

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YOUTUBE Collaboratori parlamentari, sit-in alla Camera dopo servizio Le Iene

ROMA – Collaboratori parlamentari, sit-in alla Camera dopo servizio Le Iene. Dopo il caso di Federica, la collaboratrice vittima delle presunte avance da parte del deputato Mario Caruso, i portaborse precari scendono in piazza davanti alla Camera per un sit-in di protesta. Federica, come tanti suoi colleghi, ha lavorato per mesi senza prendere lo stipendio e ha avuto il coraggio di denunciare le irregolarità. Tanti sono i casi come il suo, negli staff di deputati e senatori, gli stessi politici e parlamentari che dovrebbero scrivere le leggi per tutelare i lavoratori e i primi che dovrebbero rispettarle.

Federica Mochi su Adnkronos scrive che alcuni dei collaboratori parlamentari vengono inquadrati come colf, nel migliore dei casi, mentre gli altri spesso non percepiscono nemmeno soldi:

“Dopo le polemiche seguite al caso degli assistenti parlamentari denunciato da ‘Le Iene’, cerchiamo di fare il punto sui collaboratori parlamentari. Quanti sono? E quanto vengono pagati? A dare una prima risposta, appena tre mesi fa, hanno pensato i questori della Camera, Stefano Dambruoso e Paolo Fontanelli, che hanno parlato di 612 contratti, dei quali 315 di collaborazione.

QUANTO GUADAGNANO – Quanto alla retribuzione, però, numeri ufficiali non ce ne sono. “Da quello che sappiamo si sta attorno ai 1.000-1.200 euro netti al mese – dice all’AdnKronos Valentina Tonti, presidente dell’Aicp, l’Associazione dei collaboratori parlamentari – ma ci sono collaboratori che percepiscono molto meno”. O nulla, come la ragazza intervista da ‘Le Iene’. “E’ difficile che si vada sopra i 1.300 al mese – afferma Tonti – La prassi è utilizzare quelle risorse che devono essere rendicontate per pagare il collaboratore, senza toccare la parte erogata in modo forfettario al deputato o senatore”. Funziona così: ogni parlamentare riceve mensilmente una somma da destinare ai collaboratori. 4.180 euro per i senatori e 3.690 euro per i deputati. Spese che coprono attività istituzionali come consulenze, accesso alle banche dati e iniziative territoriali. Compresa la retribuzione del portaborse.

“La metà delle risorse di cui dispone il parlamentare gli viene erogata in ogni caso, senza alcun giustificativo” spiega Tonti. Si tratta di soldi messi a disposizione del senatore o del deputato, che però è obbligato a rendicontarne il 50%. L’altra metà, invece, viene utilizzata dal parlamentare a sua discrezione. “Noi abbiamo sempre chiesto di creare una voce di bilancio vincolata all’assunzione del collaboratore – afferma Tonti -. Così, se il parlamentare non intende avvalersi di un collaboratore, le risorse restano all’istituzione. Però tutto questo non è mai stato fatto”.

In Europa, però, le cose funzionano diversamente, a partire dal Parlamento europeo:

“Nel Parlamento europeo, ad esempio, il parlamentare sceglie da sé il collaboratore ma il contratto viene regolato dall’amministrazione. Inoltre, esistono delle fasce retributive per le varie figure, adeguate in base alle qualifiche. Livelli stipendiali totalmente diversi da quelli italiani, nei quali le retribuzioni di base sono molto più alte del massimo al quale aspirano i portaborse italiani. “Si potrebbe fare come a Bruxelles o in altri Paesi europei come in Germania o in Francia – sottolinea Tonti – dove sono presenti tante figure, dalla segretaria classica al consulente. Il nostro è l’unico Paese in cui non c’è alcuna norma”.

(Video da YouTube/Agenzia Vista)

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