Due milioni di anni fa Homo Naledi in Africa i suoi morti…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Settembre 2015 12:42 | Ultimo aggiornamento: 11 Settembre 2015 15:50

ROMA – I resti di una nuova specie del genere Homo sono stati scoperti in Sudafrica. L’eccezionale scoperta, in un pozzo profondo 80 metri, individua nell’Homo Naledi, questo il suo nome, una specie umana “ponte” tra i primi bipedi e l’homo erectus. Era alto un metro e mezzo e pesava 45 chili, aveva il cervello piccolo, dimensioni di un’arancia, e il corpo proporzionato e slanciato. I piedi erano del tutto simili a quelli umani, non così le mani. Ha vissuto circa due milioni di anni fa e già allora seppelliva i suoi morti. La sua esistenza e la sua scoperta obbligano, ancora una volta, a riscrivere le pagine del libro dell’evoluzione umana.

In lingua Sotho, naledi significa “stella“. I circa 1550 resti ossei (15 individui tra cui neonati, adulti e anziani) sono stati infatti trovati a Maropeng vicino Joahnnesburg nella grotta Rising Star: tutta la zona è tutelata come patrimonio dell’umanità proprio per la ricchezza di tracce e reperti dei progenitori della specie umana.

E’ troppo presto ancora per circoscrivere il periodo storico in cui l’homo naledi ha vissuto: la datazione oscilla intorno ai due milioni di anni fa. Cervello poco sviluppato e corpo slanciato rappresentano al momento una stranezza sulla quale paleontologi e genetisti vogliono indagare. Ha un mix di caratteristiche primitive e moderne, affermano i ricercatori dell’Università sudafricana del Witwatersrand.

Anche la collocazione apre scenari scientifici di grandissimo interesse: se, come si può supporre dalla profondità e inaccessibilità del pozzo, i resti sono stati intenzionalmente seppelliti e la datazione fosse molto antica, significa che l’inumazione dei corpi non riguarda solo Homo Sapiens e Neanderthal, apparsi in età relativamente recente (non più di 200mila anni fa in Africa).

“Sarebbe un dato sorprendente di un comportamento molto complesso in una specie che aveva un cervello non più grande di quello di un gorilla”, afferma Chris Stringer del Museo di Storia naturale di Londra che esporrà un calco del teschio del naledi.