Ilva, Calenda attacca Di Maio: “Dici balle, se hai coraggio annulla la gara”

di redazione Blitz
Pubblicato il 23 luglio 2018 9:18 | Ultimo aggiornamento: 23 luglio 2018 9:18
Ilva, Calenda attacca Di Maio: "Dici balle, se hai coraggio annulla la gara"

Ilva, Calenda attacca Di Maio: “Dici balle, se hai coraggio annulla la gara”

ROMA – Sull’Ilva Luigi Di Maio “dice balle”. Ne è convinto Carlo Calenda che in una diretta Facebook attacca il suo successore al ministero dello Sviluppo Economico e lo sfida: “La gara non è stata un pasticcio ed è valida, ma se sei convinto di questo annullala”. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Poi aggiunge: “Ma è importante andare nel merito della questione dell’Anac a cui non hai dato tutti i documenti”.

L’ex ministro spiega che la stessa Anac dice che la gara è valida e non ci sono gli estremi per annullarla. “L’unico modo per farlo è invocare l’interesse generale – aggiunge Calenda – Di Maio può farlo in qualsiasi momento, così come potevo farlo io. Certo, questo lo esporrebbe a delle conseguenze, compresa l’eventuale richiesta di risarcimento da parte della società vincitrice. Se Di Maio pensa che sia illegittima annulli la gara”.

Secondo Calenda quelle del suo successore al dicastero sono solo “chiacchiere che servono a prendere tempo rispetto alla promessa elettorale di chiudere l’Ilva e all’incapacità adesso di gestire questa situazione”. “L’allungamento dei tempi del risanamento fu concordato con i due contendenti. Il termine precedente scadeva prima della conclusione della gara. Impossibile rispettarlo”, precisa Calenda. Sul fatto che lo spostamento fu deciso in pendenza di gara, e che soggetti terzi avrebbero potuto essere interessati, “non c’era nessun altro terzo. E aggiungo che non c’era neppure un altro secondo. Pochi ricordano che la cordata AcciaItalia l’ha fatta Cdp su richiesta del governo. Dunque sul piano teorico quello che dice Anac è comprensibile ma sul piano pratico è un rilievo inesistente”.

“Tutti noi volevamo che Cdp vincesse altrimenti non l’avremmo fatta scendere in campo, ma non al punto da truccare una gara. Ho chiesto un parere all’avvocatura dello Stato sulla possibilità di tenere in conto i rilanci fatti a gara chiusa da AcciaItalia. Il parere è stato negativo”, prosegue Calenda.

L’unica strada per permetterle di migliorare l’offerta “era annullare la gara e ripartire. La stessa avvocatura disse che questo ci avrebbe esposto al rischio di una causa da parte di Mittal, la necessità di rifinanziare l’amministrazione straordinaria, noi valutammo per almeno 300 milioni, e perdere molti mesi. Il tutto per 50 milioni in più, perché tale era il rilancio di AcciaItalia? Siamo seri”.

Fonte video: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev