Ladri arrestati grazie al riconoscimento facciale. Primo caso di Sari a Brescia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 settembre 2018 8:41 | Ultimo aggiornamento: 26 ottobre 2018 14:24
Ladri arrestati grazie al riconoscimento facciale. Primo caso di Sari a Brescia

Ladri arrestati grazie al riconoscimento facciale. Primo caso di Sari a Brescia (foto Ansa)

BRESCIA – Due ladri d’appartamento sono stati arrestati dalla Polizia di Stato, a Brescia, grazie a un sistema di riconoscimento facciale in uso alla Polizia scientifica che permette innovative possibilità e che di recente è entrato nella sua fase operativa.

Decisiva, infatti, per le indagini condotte dalla Squadra mobile, è stata l’acquisizione delle immagini di una telecamera di videosorveglianza installata all’interno dello stabile che aveva ripreso i due, entrambi di origine georgiana, in azione sul pianerottolo, all’esterno dell’appartamento svaligiato. “I fotogrammi sono stati poi analizzati con il nuovo applicativo – ha spiegato la Polizia – che permette di confrontare il volto dei presunti responsabili di reato con quelli di milioni di soggetti schedati” nella banca dati generale, restituendo una ristretta platea di sospettati. A completare il quadro indiziario a carico dei due stranieri, è stato poi il ritrovamento degli indumenti indossati durante il furto e l’analisi dei tabulati telefonici.

Il nuovo strumento, denominato ‘Sari‘ (Sistema automatico di riconoscimento immagini), è un software introdotto nel dicembre del 2017 e testato nel 2018 come supporto alle indagini di polizia giudiziaria. Lavorando in connessione con la banca dati ‘Afis’ delle forze dell’ordine, può ottenere una risposta anche in meno di un minuto, ma soprattutto lo può fare partendo da una foto, mentre fino ad ora dovevano essere descritte a parole nella ricerca informatizzata del vecchio sistema, l’Ssa, le caratteristiche anagrafiche o fisiche. E soprattutto può essere usato direttamente dagli agenti senza ricorrere agli uffici scientifici.

‘Sari’ in sostanza permette due tipi di ricerche: nel database di volti già archiviati, facilitando il lavoro dato che le forze dell’ordine hanno 16 milioni di volti registrati (la maggior parte dei quali derivano dalla digitalizzazione delle foto di persone con precedenti); oppure può acquisire una immagine esterna e compararla sempre con il data-base. D’altra parte, per avere una “comparazione”, ogni volto acquisito da una telecamera deve trovare una faccia, con un nome, in archivio, altrimenti rimane un elemento inutile a livello probatorio. Una volta trovato un ‘match’, una corrispondenza, gli investigatori cercano comunque altri riscontri come la refurtiva, un’impronta, una testimonianza o una intercettazione telefonica.

Intanto, dopo quello di Milano, è avvenuto a Catania il secondo risolutivo intervento portato a termine grazie al taser.

Ieri, infatti, un extracomunitario irregolare e senza fissa dimora che stava molestando i passanti è finito in manette dopo un rocambolesco inseguimento quando gli agenti delle Volanti lo hanno invitato a desistere dalla sua violenta resistenza estraendo e mostrandogli la pistola a impulsi elettrici. “Avanti così, dalle parole ai fatti!”, ha commentato il ministro dell’Interno Matteo Salvini.