Lockdown Italia, Conte ora ne parla (con cautela). Nominarlo non è più bestemmia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Ottobre 2020 10:09 | Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2020 10:42
Lockdown Italia, Giuseppe Conte ora ne parla (con cautela). Ma nominarlo non è più bestemmia

Lockdown Italia, Conte ora ne parla (con cautela). Ma nominarlo non è più bestemmia

Lockdown Italia, adesso Conte ne parla, anche se solo come una possibilità. Ma nominarlo non è più bestemmia.

Nuovo lockdown in Italia, ancora non c’è ma Conte ne parla pubblicamente. Ne parla come una possibilità, ma pronunciare quella parola non è più bestemmia. Con i contagi in aumento e le terapie intensive che pian piano tornano a riempirsi, il premier ha l’ultima carta da giocarsi: chiudere tutto. 

Quello che tutti volevano evitare (e che si è tentato di evitare) potrebbe materializzarsi a novembre. Il lockdown da un punto di vista clinico è la soluzione migliore, e su questo non ci piove. Ragionando da un punto di vista squisitamente “scientifico”, non c’è dubbio che per provare ad arginare la crescita del contagio bisogna fermare il Paese.

Ma la politica non può ragionare solo su basi cliniche. La politica (almeno teoricamente, almeno un tempo) è mediazione. Si può non pensare a un’economia già sull’orlo del collasso? A intere categorie che rischiano di chiudere, stavolta per sempre? Non vorremmo essere nei panni di Conte e dei suoi ministri (e forse anche loro preferirebbero essere altrove).

Lockdown Italia, Conte sdogana quella parola

Se escludo il lockdown? “Io ho detto che stiamo lavorando per evitarlo. Per farlo dobbiamo operare adesso, senza ulteriore indugio, delle scelte che sono dolorose”. Così il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa. “Abbiamo cercato di costruire in modo chirurgico una serie di misure con la consapevolezza che avrebbero avuto un impatto negativo”.

E poi, a proposito dei lockdown locali: “Abbiamo fatto un dpcm che li rende possibili”

Conte se la prende con chi fa opposizione dall’interno del governo

Secondo i retroscena e i sooliti bene informati, Conte usa toni durissimi con chi, come Italia Viva, a Dcpm approvato ne ha chiesto modifiche. Un episodio che, è il ragionamento del premier, non dovrà ripetersi. Anche perché, da qui alle prossime settimane, il governo sarà costretto a camminare sui carboni ardenti. Un bilico tra lo spettro del lockdown e quello del deflagrare della rabbia nel Paese.

Un lockdown che, con i contagi in costante aumento, il premier, di fatto, non esclude più a livello locale, premurandosi di dire che il Dpcm, formalmente, lo permette. E le sue affermazioni fanno il paio con quelle di chi, come il consigliere del ministro della Salute Walter Riccardi, solo poche ore prima parlava di “chiusura necessaria” per Milano e Napoli.

Il tono del premier, mentre a Roma nuovi scontri si verificano a Piazza del Popolo, torna ad essere grave come nei giorni della prima ondata. E diventa perentorio quando si sofferma sulle polemiche con Italia Viva. Non è il momento di fare da contrappunto, è il momento di proporre alternative, quando si è seduti al tavolo, se sono percorribili.

Alternative che non ci sono, perché non si può tenere aperto tutto e pensare che la curva dei contagi non salga, scandisce il premier. Alternative che, al tavolo della riunione che diede il via libera al Dpcm, da Italia Viva non sono state proposte, ricorda, non casualmente Conte. E il suo suona quasi come un avvertimento per ciò che potrà accadere, dentro e fuori il governo, da qui a Natale.  (Fonti: Ansa e Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev)