Luigi Di Maio propone “contratto alla tedesca”. Con Pd senza Renzi o Lega senza Berlusconi

di redazione Blitz
Pubblicato il 4 aprile 2018 9:55 | Ultimo aggiornamento: 4 aprile 2018 10:37
Luigi Di Maio propone "contratto alla tedesca". Con Pd senza Renzi o Lega senza Berlusconi

Luigi Di Maio propone “contratto alla tedesca”. Con Pd senza Renzi o Lega senza Berlusconi

ROMA – Un contratto di governo, alla tedesca: è la proposta che Luigi Di Maio ha lanciato alla vigilia del primo giorno di consultazioni al Quirinale.

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E lo ha fatto ospite di Giovanni Floris a diMartedì, su La7. Destinatario dell’invito al dialogo, come “primo interlocutore”, è il Pd de-renzizzato o in alternativa la Lega di Matteo Salvini. Esclusa però in partenza Forza Italia di Silvio Berlusconi. Ferma inoltre l’unica condizione: Di Maio dovrà essere premier.

Dal Pd si è levata subito la voce del capogruppo e renziano doc Andrea Marcucci: “Proposta irricevibile”. Mentre Maria Stella Gelmini, a nome di Fi, si indigna per il no al Cavaliere: “Siamo noi indisponibili”. Salvini ha quindi posto a sua volta le sue condizioni: “Si parte dal centrodestra, dialogando anche con M5s ma senza veti”.

La sensazione è quindi che le consultazioni, che prenderanno il via oggi 4 aprile, si chiuderanno con una prima fumata nera. Intanto a prendere l’iniziativa, mentre sembra slittare l’annunciato incontro con Salvini, è sempre Di Maio. Il capo del M5s riunisce i gruppi parlamentari e annuncia che proporrà il suddetto “contratto di governo come si fa in Germania: si fa ciò che c’è scritto, quello che non c’è scritto non si fa”.

Ma prima che i programmi, il nodo sono proprio le condizioni poste dal M5s. Uno: il premier deve essere Di Maio, per non “tradire” il voto degli elettori. Due: no a un’alleanza con Berlusconi, che bloccherebbe ogni tentativo di riforma del sistema. Tre: si dialoga con un Pd “de-renzizzato”. Nelle more della nascita del governo, annuncia a Montecitorio Roberto Fico, il M5s farà partire il taglio ai costi della Camera. “Abbiamo un’occasione storica, non deluderemo”, assicura Di Maio.

Salvini, che da Milano rilancia la “ruspa” anti-immigrati e la castrazione chimica per pedofili e stupratori, via Facebook ribatte che lui con il Pd non intende dialogare e che è pronto a “tornare a votare in mancanza di accordi chiari”. E soprattutto, avoca alla coalizione di centrodestra l’iniziativa. Pronti al dialogo “anche” con i Cinque stelle, dice il leader leghista, ma “senza subire veti” (sul Cavaliere) o “imposizioni” (su Di Maio premier). Si parte da Salvini premier, rilancia l’alleata Gelmini. “Ma senza Fi non si fa nessun governo”, avverte il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani, che potrebbe essere nominato coordinatore di Fi e partecipare in questa veste alle consultazioni. Di certo – fanno sapere gli azzurri – Berlusconi è in campo: domani riunirà i suoi e giovedì andrà al Colle.

Quanto al Pd, l’invito di Di Maio al dialogo su un contratto di governo viene per ora respinto, anche se non dispiace all’ala “dialogante”. Prima che parlasse Di Maio, uno spiraglio sembrava aprirlo Maurizio Martina, secondo il quale M5s fa “tatticismo” ma ha un programma non inconciliabile in alcuni punti con quello dem. Al Colle però la delegazione Pd porterà giovedì la linea di opposizione: “Non siamo disponibili ad alcun governo che abbia Di Maio o Salvini come premier”, dichiara Marcucci, definendo la proposta M5s “irricevibile”.