Marchionne: “Fiat resta in Italia, ma non posso nascondere i problemi”

Pubblicato il 18 settembre 2012 9:11 | Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2012 17:30

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Sergio Marchionne (Foto Lapresse)

ROMA – La Fiat resta in Italia o no? ”Io non ho mai parlato di esuberi, non ho proposto chiusure di stabilimenti, non ho mai detto che voglio andar via. Le assicuro che ci vuole una responsabilità molto elevata per fare queste scelte oggi”. Dopo giorni di polemiche, di appelli del governo, con Fornero e Passera in campo, di proteste dei sindacati, Sergio Marchionne risponde a Repubblica con un sostanziale “avete capito male, Fiat non si muove dall’Italia”. Però i problemi ci sono, i dati sul mercato dell’auto sono neri e le tracce di ripresa non si vedono. Fabbrica Italia era un progetto ”basato su cento cose, e la metà non ci sono più, per effetto della crisi. Lo capirebbe chiunque. Io allora puntavo – mette in evidenza Marchionne – su un mercato che reggeva, ed è crollato, su una riforma del mercato del lavoro, e ho più di 70 cause aperte della Fiom. Tutto è cambiato, insomma. E io non sono capace di far finta di niente, magari per un quieto vivere che non mi interessa. Anche perché puoi nasconderli ma i nodi prima o poi vengono al pettine. Ecco siamo in quel momento. Io indico i nodi: parliamone”.

Marchionne non risparmia una stoccata a Della Valle che giorni fa lo aveva criticato pubblicamente: ”Tutti parlano a 100 all’ora, perché Fiat è un bersaglio grosso, più delle scarpe di alta qualità. Ci sarebbe da domandarsi chi ha dato la cattedra a molti maestri d’auto improvvisati. Ma significherebbe starnazzare nel pollaio. Finché attaccano me bene. Ma lascino stare Fiat”.

E un incontro con il governo? ”Se mi cercano li vedrò, certo. Incontrerò Passera, Fornero. Ma poi?” Cosa dirà? ”Sopravvivere alla tempesta con l’aiuto di quella parte dell’azienda che va bene in America del Nord e del Sud, per sostenere l’Italia, mi pare sia un discorso strategico. Fiat sta accumulando perdite per 700 mln in Ue, e sta reggendo con i successi all’estero. Sono le uniche due cose che contano. Se vogliamo confrontarci dobbiamo partire da qui: non si scappa”.

L’analisi della situazione italiana non è incoraggiante: ”In Italia l’auto è precipitata in un buco di mercato senza precedenti, un mercato colato a picco, ritornato ai livelli degli anni ’60. Abbiamo perso di colpo quarant’anni. Il Paese soltanto un anno fa era fallito. Solo l’intervento di un attore credibile ha saputo riprendere l’Italia dal baratro in cui era finita e risollevarla. E qualcuno vorrebbe che Fiat si comportasse tranquillamente come quando c’era il sole? O è imbecillità, pensare questo, o prepotenza”.

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