Migranti. Navi tedesche in aiuto. Li salvano e li scaricano a Reggio Calabria

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 Maggio 2015 7:21 | Ultimo aggiornamento: 13 Maggio 2015 2:00
Migranti. Navi tedesche in aiuto. Li salvano e li scaricano a Reggio Calabria

(Foto d’archivio)

ROMA – Sono arrivati i tedeschi a dare una mano con i migranti, quella massa di profughi che preme sulle coste meridionali italiane. Due loro navi militari, la Hessen e la Berlin, e ne hanno salvato 424, di nazionalità prevalentemente somala
ed eritrea. Dove li hanno portati? In Germania? No, a Reggio Calabria. L’agenzia Ansa ha informato che “la Prefettura di Reggio Calabria sta coordinando gli interventi di assistenza, soccorso ed accoglienza dei profughi”.

Perché non ci siano equivoci sulla extra territorialità,

“una delle due navi si fermerà in rada e da lì gli immigrati saranno condotti a terra a mezzo di motovedette della Capitaneria di Porto. Sulla Hessen sono presenti 224 immigrati tra i quali vi sono 34 donne e 3 minori; sulla Berlin 200 migranti di cui 40 donne e 5 minori”.

Inutile illudersi, l’Italia è sola. Almeno per ora i profughi sono un problema tutto nostro. In tutti questi anni i politici, Laura Boldrini in testa, hanno prodotto un fiume di parole ma fatti concreti non se ne sono visti. Ora il Governo Renzi ci prova, anche perché la rivolta di Comuni e Regioni non è più una cosa di destra, ma, ha avvertito il 9 maggio 2015 il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in una intervista al Sole 24 Ore, “l’operazione ha un certo livello di complessità”

Anche se,

“i tempi per una risoluzione Onu non sono così lunghi. Tra una decina di giorni si capirà se la bozza preparata dall’Italia, presentata dal Regno Unito e sulla quale esiste già intesa tra Francia, Gran Bretagna, Spagna e Lituania, possa essere accolta anche dagli altri undici membri del Consiglio di sicurezza, a partire dai membri permanenti con diritto di veto. Dai contatti fin qui avuti da Federica Mogherini e da noi non vedo obiezioni di principio da parte degli Stati Uniti. E neppure da Russia e Cina. Ma la convergenza su un testo non è mai semplice”.

Sano realismo. Sulla possibilità di colpire scafisti e barconi, nella bozza, ha detto Gentiloni,

“si fa esplicito riferimento al capitolo 7 della Carta Onu che prevede la possibilità del ricorso all’uso della forza”. Tuttavia “l’Italia resta da sola in Europa a fronteggiare l’esodo di migranti e l’ultimo Consiglio europeo non ha cambiato la situazione”. Il problema, prosegue il ministro, “è destinato a durare anni: per ridurne l’impatto serve la stabilizzazione della Libia che oggi è la porta aperta al traffico dei migranti”.