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YOUTUBE Milano. Antonio Bini, il momento dell’aggressione al tassista

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Milano. Antonio Bini, il momento dell’aggressione al tassista

MILANO – E’ finita male la lite tra un tassista 48enne e un automobilista di 29 anni: naso rotto con un pugno e un orecchio staccato a morsi per il conducente del taxi. L’aggressione è avvenuta verso le 7 di ieri, martedì 28 novembre, in via Lepetit a Milano, zona stazione Centrale, dove una discussione degenerata per un parcheggio conteso.

L’aggressore  è Antonio Bini, un body builder di Busto Arsizio, con precedenti per rissa e lesioni personali ed è stato arrestato nel pomeriggio. Avrebbe letteralmente strappato un orecchio al tassista a morsi, amputazione netta, e gli avrebbe poi rotto il naso con un pugno. Pier Federico Bossi è il nome del tassista residente fuori Milano. Dopo l’aggressione  è stato portato all’ospedale Niguarda, mentre il 29enne, prima di essere arrestato è stato trasportato in codice verde al Fatebenefratelli per piccoli traumi.

ll tassista aveva anche ferite alle mani ed era sotto choc quando è stato soccorso tra l’indifferenza dei milanesi che non sono intervenuti: ricoverato e operato all’ospedale di Niguarda, i medici provvederanno alla ricostruzione del lobo.

La rissa è cominciata con il giovane che sferra il morso che provoca alla vittima una ferita lacercontusa all’orecchio. Quindi, tornato in auto, viene bloccato dal conducente del taxi, che cerca di non farlo scappare mettendosi davanti all’auto. Bini ingrana comunque trascinando per un tratto il tassista sul cofano. Quindi scende e torna ad aggredirlo a calci e pugni. Trenta giorni di prognosi per la vittima, a cui è stata riscontrata anche una lesione al setto nasale. La feroce aggressione è stata registrata da una telecamera di sorveglianza e il video è finito su YouTube. 

Il Giorno ha intervistato il tassista che racconta di essere rimasto colpito dall’indifferenza dei milanesi. Il culturista gli avrebbe urlato “ti ammazzo come il tuo collega” facendo evidentemente riferimento a Luca Massari, pestato a morte il 10 ottobre 2010.

“L’indifferenza della gente mi ha lasciato senza parole: mi viene da piangere a pensarci’. Più delle botte prese. Più di quel morso che quasi gli ha portato via un lobo. Più del dolore per il setto nasale fratturato. «Ho incrociato lo sguardo di una signora che guidava una Mercedes: ero a terra con gli abiti inzuppati di sangue, lei ha rallentato e poi è ripartita come se niente fosse». È ancora sotto choc P.B., 48 anni, da 25 tassista per la centrale radio 8585, aggredito ieri poco dopo le 7 in via Lepetit dal body builder 29enne Antonio Bini, poi arrestato con l’accusa di lesioni gravissime dagli agenti delle Volanti. È lui a descrivere al Giorno la sequenza choc: ‘Perché non accada mai più un fatto del genere e per sensibilizzare l’opinione pubblica: non si può restare inermi davanti a una persona che sta chiedendo aiuto, basta telefonare alle forze dell’ordine, non servono gesti di eroismo ma soltanto un atto di sensibilità che nemmeno un cane randagio ti negherebbe’.

Quando è iniziato tutto?

“Verso le 7.10, secondo l’orario segnato dalla telecamera interna del taxi. Ero parcheggiato all’angolo tra via Lepetit e via Vitruvio quando ho sentito qualcuno che inveiva urlando frasi come  “Ti ammazzo come il tuo collega” (facendo evidentemente riferimento a Luca Massari, pestato a morte il 10 ottobre 2010, ndr) e altri insulti. Non ci ho dato tanto peso, ho pensato alle parole di un bullo al volante: dopotutto non gli stavo ostruendo il passaggio, poteva tranquillamente attraversare con la sua utilitaria (una Yaris, ndr). Ho deciso comunque di spostarmi di qualche decina di metri per evitare guai, in un posto riservato davanti a un albergo”.

E lì cos’è successo?

“Mi ha aggredito la prima volta, armato di coltello. C’è stata una colluttazione, ma ho cercato in tutti i modi di evitare il contatto. Ci siamo separati e sembrava finita lì”.

E invece?

“Dopo pochi secondi, mi è venuto ancora addosso cercando di darmi una testata: io l’ho schivato, e a quel punto mi ha morso l’orecchio sinistro. Ho iniziato a sanguinare, non capivo più nulla. Intorno a me vedevo auto passare e totale disinteresse. A quel punto, mi sono messo davanti alla sua macchina per impedirgli di andarsene: mi ha investito e io sono finito con la faccia sul cofano, fratturandomi il naso”.

E poi?

“Poi ha accelerato, sono rimasto aggrappato al cofano per qualche metro fin quando sono rovinato a terra dopo la frenata. In quel momento ho incrociato lo sguardo di quella donna: ho mosso gli occhi come a implorarla di darmi una mano, ma lei è sparita dietro la curva. Poi, per fortuna, sono arrivati gli agenti della polizia. Sono salito in ambulanza alle 8 precise, quasi un’ora dopo il primo agguato (…)”.

 

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