Napolitano: “Mio sì al bis dovuto all’impotenza delle Camere” (video)

Pubblicato il 9 Giugno 2013 16:00 | Ultimo aggiornamento: 9 Giugno 2013 16:04
 Giorgio Napolitano (LaPresse)

Giorgio Napolitano (LaPresse)

ROMA- Al momento delle prime fumate nere era chiaro ”il senso dell’impotenza parlamentare ed istituzionale” e ”allora ho detto di sì per senso delle istituzioni, perché ho ritenuto si dovesse salvaguardare la continuità istituzionale”. Così il presidente Napolitano nella videointervista a Eugenio Scalfari su Repubblica.it. Ecco i punti più salienti dell’intervista:

QUASI COSTRETTO A RIACCETTARE – ”Sono stato quasi costretto ad accettare la candidatura a una rielezione o a una nuova elezione come presidente della Repubblica, essendo profondamente convinto di dover lasciare. Ma le ragioni per cui non potevo non accettarla sono note”.

RIFORME CONCORDATE – ”Salvaguardare la continuità istituzionale” spiega Napolitano  ”non significa conservare l’esistente”. “In questo momento  – prosegue il Presidente della Repubblica – io sono per le riforme. Io sono per le riforme che devono essere nella maggior misura possibile concordate”.

ALLEANZA A TERMINE – Le riforme ”debbono essere nella maggior misura possibile concordate, fermo restando che poi un’alleanza politica è sempre un’alleanza a termine, in modo particolare quando è un’alleanza eccezionale come lo è quella attuale”.

OK MODIFICHE CONSULTA – ”Bisogna creare le condizioni, anche con una certa discrezione, per una intesa per una nuova legge elettorale, indipendentemente dai correttivi urgenti che possa suggerire la Corte Costituzionale”.

AVANTI GOVERNO PER SOPRAVVIVERE – – ”Adesso il problema è di far vivere questo governo per un’esigenza minima di stabilità istituzionale e direi quasi di sopravvivenza istituzionale e del Paese e poiognuno riprenderàla sua strada”.

NO GRIDA, MA INTESA – ”Bisogna trovare il consenso più largo” sulla legge elettorale senza ”sventolare ciascuno la sua bandiera- Anziché gridare sui giornali ognuno la sua verità, il suo modello, bisogna creare le condizioni, anche con una certa discrezione, per un’intesa per una nuova legge elettorale”.

SUBITO RIFORMA ELETTORALE –  ”Se ognuno adesso sventola la sua bandiera, io non sono intenzionato a rivivere l’incubo di quei mesi durante i quali nella commissione Affari costituzionali del Senato si è pestata l’acqua nel mortaio e non si è stati capaci di partorire nessuna riforma elettorale avendo tutti i partiti giurato che bisognava farla”.

TROVARE LARGO CONSENSO – ”Sulle riforme che bisogna fare, bisogna trovare il consenso più largo. A cominciare da quella elettorale”.

TOGLIATTI NON SI DISTACCO’ MAI DA GUIDA URSS – Il Presidente della Repubblica al fondatore di Repubblica parla anche del rapporto tra Togliatti e l’Unione Sovietica: ”Togliatti aveva profondamente dentro di sé un’idea di partito nazionale che si radicasse e avesse un suo profilo autonomo anche in Italia, ma non si distaccò mai dalla guida sovietica che poi, fino alla sua morte, fu la guida di Stalin. Quindi lui era dentro quell’universo con le sue degenerazioni da cui, piu’ o meno, poteva tenersi lontano pero’ quello fu l’arco della sua storia”.

Nel lungo colloquio con Eugenio Scalfari, Napolitano ripercorre la figura di Palmiro Togliatti parlando degli anni caldi del comunismo italiano e la sua entrata nel Pci. Il presidente della Repubblica, tra i tanti ricordi, sceglie di citarne uno dell’inizio degli anni 50 che riguarda ”il compagno Ercoli”, il nome da partigiano di Togliatti: ”Era convalescente e si trovava in Russia. Lì ricevette a sorpresa una visita di Stalin che gli chiese di trasferirsi a Mosca per dirigere il Cominform, l’Ufficio di Informazione dei Partiti Comunisti. Lui non ne voleva sapere, in qualche modo lo sentiva come una prigione e Nilde Jotti era solidale. Aveva assaporato – ricorda il presidente – il gusto della libertà e voleva vivere in Italia”.

A questo punto Togliatti ebbe la ‘buona idea’ di chiedere un parere alla direzione del Pci che votò a favore. ”Se una cosa ce la chiede Stalin la dobbiamo fare”, fu il ragionamento. Ma Togliatti non ci pensava proprio e ”poi non è andato”.

La lunga intervista di Scalfari a Napolitano (Repubblica Tv)