Nozze gay, dopo Parigi anche Londra dice suo primo sì. Ora legge passa ai Lords

di Daniela Lauria
Pubblicato il 5 Febbraio 2013 21:05 | Ultimo aggiornamento: 6 Febbraio 2013 18:28
Nozze gay, dopo Parigi anche Londra dice suo primo sì. Ora legge passa ai Lords

Il premier britannico, David Cameron (Foto LapresSe)

LONDRA – Dopo Parigi anche Londra dice il suo primo sì alle nozze gay. La Camera dei Comuni britannica ha approvato la legge che autorizza i matrimoni tra persone dello stesso sesso: ora il provvedimento passa alla Camera dei Lords, che dovrà pronunciarsi a maggio. Poi tornerà ai Commons per un secondo voto. “La legge sui matrimoni gay renderà il nostro Paese più forte”, ha esortato il primo ministro britannico poco prima del voto. “Un passo in avanti per tutta la nostra nazione”, ha aggiunto.

Quanto alle pressioni interne al suo partito, con circa 100 deputati conservatori che hanno votato contro il provvedimento, il premier ha detto: “Rispetto le opinioni degli altri ma questo è un passo in avanti per tutta la nostra nazione”.

Con 400 voti a favore e 175 contrari, il Parlamento britannico ha dato il primo via libera alla legge. Laburisti e Liberali erano schierati a favore, contrari invece quasi la metà dei Conservatori nonostante la legge sia stata fortemente voluta dal premier Tory, David Cameron.

Molti esponenti Tory avevano manifestato il proprio favore pubblicamente prima del voto in una lettera pubblicata oggi sul Daily Telegraph. Tra loro il ministro delle Finanze George Osborne, quello degli Esteri William Hague, e dell’Interno Theresa May, dell’Interno.

Ma la fronda anti-gay, composta da circa 120 deputati tory, era motivata dal timore di una reazione negativa da parte dell’elettorato più conservatore in vista delle elezioni 2015. Fra loro sir Roger Gale che ha parlato di tentativo “orwelliano” di cambiare il significato della parola matrimonio. “Oggi è un giorno importante. Io credo fortemente nel matrimonio – ha detto Cameron – aiuta le persone ad impegnarsi l’una con l’altra e penso che sia giusto anche per i gay potersi sposare”.

Dopo anni di lotte che hanno caratterizzato il dibattito, a volte anche violento, sui diritti degli omosessuali, si intravedono finalmente i primi successi. Una strada lunga e in salita, con i Paesi occidentali in testa che spingono il resto del mondo a riflettere e a trovare soluzioni sui temi del matrimonio fra persone dello stesso sesso, le adozioni, la depenalizzazione dell’omosessualità e la lotta contro l’omofobia. Un mondo soltanto in apparenza diviso in blocchi contrapposti: basti pensare che in Europa il sì alle nozze gay è arrivato prima nella cattolicissima Spagna che in altri paesi.

Un ”viaggio non ancora finito”, come ha ricordato Obama nel suo discorso di insediamento alla Casa Bianca, finché “quei valori non saranno una realtà”. Ma se Washington guarda avanti, insieme a Parigi, Berlino, Madrid e Londra, Mosca frena e resta nelle retrovie. ”Viviamo in Russia, non a Sodoma e Gomorra”, ha precisato qualche giorno fa un deputato del partito di Putin, Paese dove l’omosessualità non è più considerata un reato come in epoca sovietica, ma che punisce ogni forma di propaganda gay. E poi c’è l’Europa mediterranea, formalmente tollerante, ma ancora distante rispetto al resto del continente.

Per non parlare dei Paesi islamici, dove i gay rischiano pene detentive e patiscono discriminazioni di vario genere: solo Tel Aviv è considerata un’isola ”gay friendly”. Amnesty International ricorda che sono un’ottantina i Paesi che considerano nel loro codice penale l’essere gay un reato, mentre per otto di questi (Afghanistan, Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Qatar, Sudan, Yemen e negli stati della federazione della Nigeria che applicano la sharia) i rapporti fra persone dello stesso sesso sono puniti con la morte.

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