“Le Belve”, Oliver Stone: “Noir messicano con finale alla Sergio Leone”

Pubblicato il 25 settembre 2012 18:41 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2012 18:42

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Oliver Stone ROMA –  Tre filoni narrativi per un thriller mozzafiato dal finale originale, interpretato da attori bellissimi che fanno cose orrende. La sintesi di ‘Le belve’, film di Oliver Stone in Italia il 25 ottobre in almeno 350 copie, viene data proprio dal regista americano, tre volte premio Oscar, a Roma con John Travolta e Salma Hayek (protagonisti della pellicola insieme a Taylor Kitsch, Blake Lively, Aaron Taylor-Johnson e Benicio Del Toro) per promuovere la pellicola.

“Il film è tratto dal romanzo di Don Winslow – spiega Stone – al quale ho apportato modifiche e tagli che, ovviamente, l’autore non ha apprezzato, pur riconoscendo e sostenendo il film. In effetti ho dovuto ridurre a 20 le circa 150 scene narrate nel libro – aggiunge – limitando a una la voce narrante. Mi ha affascinato l’originalità e l’imprevedibilità della storia, dove non ci sono luoghi comuni. Il mio film, come il libro, si può dividere in tre parti, in tre atti: il primo vede giovani bellissimi, i classici tipi da spiaggia californiani che fanno cose orribili. Il secondo è un noir messicano ‘alla luce del sole’, con narcotrafficanti e tanta violenza.

Il terzo atto è un western con elicotteri e armi dell’Afghanistan il cui finale, malgrado sia originale, ricorda certamente quello di tanti film di Sergio Leone. In definitiva – conclude – potrei definirlo un western con tanti elicotteri”. ‘Le belve’ racconta la storia di due ragazzi bellissimi, un ex marine e un genio idealista con due lauree (botanica e marketing) che producono marijuana di altissima qualita’ vivendo a Orange County in California insieme a una bellissima ragazza che ama entrambi e fa allegramente l’amore con entrambi. Il business e, soprattutto, la capacità di realizzare droga di alta qualità fa gola ai narcotrafficanti messicani guidati da una donna, ‘la reina’ e al suo attendente Lado. I malavitosi per convincere i ragazzi a lavorare per loro rapiscono la loro amante. Da quel momento, in un crescendo avvincente e ad alto ritmo, la storia vede i due impegnati nel tentativo di liberare la ragazza.

In tutto questo c’è la figura di un detective dell’Fbi, Dennis (Travolta), corrotto e doppiogiochista che, spiega Oliver Stone, “è il burattinaio, colui che alla fine guida narcotrafficanti e i ragazzi dove desidera e si porta a casa anche un mucchio di soldi”. L’epilogo, che Stone raddoppia con una interessante soluzione narrativa e cinematografica, e’ in perfetto stile western con un duello in piena regola alla Sergio Leone. E proprio al maestro italiano fa riferimento, dopo Stone, anche John Travolta. “Questo è un film fresco, in cui c’è qualcosa di nuovo, di allegro come nei film di Sergio Leone – spiega -. Proprio questo aspetto vivace e al contempo equilibrato mi ha affascinato nel libro e nel film”.

Nel ruolo della regina dei narcotrafficanti, una donna sola e dalle molte facce, l’attrice messicana Salma Hayek. “Lei è diversa a seconda delle persone con cui è a contatto – spiega -. E’ cattivissima con i suoi uomini e i nemici, è debole e rassegnata con la figlia, è in un certo modo con la ragazza che ha fatto rapire e in un altro ancora con la servitù. Un grande personaggio”. La Hayek ama il ruolo che le ha affidato Oliver Stone, ma ci tiene a sottolineare che il film ha un’importanza che forse sfugge a molti: “Spero che coloro che vedranno questo film capiscano che assumere droga comporta gravi responsabilità, che quando si comprano stupefacenti si alimenta un mercato di morte e, in qualche modo, si partecipa all’omicidio di qualcuno. C’è chi si lamenta della violenza del film – conclude – ma io credo che sia la violenza della realta’ a doverci preoccupare, soprattutto quando si vedono persone che agiscono come robot e non pensano”.