Ospedali contro i negazionisti mostrano i reparti di terapia intensiva pieni VIDEO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Novembre 2020 12:36 | Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2020 12:37
Ospedali contro i negazionisti mostrano i reparti di terapia intensiva pieni VIDEO

Ospedali contro i negazionisti mostrano i reparti di terapia intensiva pieni VIDEO

Mentre i negazionisti continuano a sostenere che il Covid non sia vero e che gli ospedali in secondo loro sarebbero vuoti, ecco la risposta.

Ospedali contro i negazionisti. L’ospedale di Treviso infatti risponde ai negazionisti mostrando reparti di terapia intensiva pieni. Un video della Ulss trevigiana per mostrare come gli ospedali e le terapie intensive siano piene di pazienti Covid. Al contrario di quanto riportato dai negazionisti. 

“Ho 38 anni, sono qui dentro da 15 giorni, non so cosa stia succedendo fuori perché non ho telefono né pc e sto soltanto cercando di salvarmi la vita. Se vi dicono che il Covid non esiste non credeteci per nessuna ragione, è un’esperienza che non auguro a nessuno”. Sono le parole di un paziente dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso all’interno del video diffuso dall’azienda sanitaria.

Un video per replicare a post negazionisti diffusi sui social network e contenenti informazioni false e i cui autori, sottolinea l’azienda, saranno querelati così come coloro che li hanno condivisi. Il video mostra una persona che attraversando i corridoi del Pronto Soccorso fa intendere che non c’è il virus.

Nel definire “grave ma fortunatamente ancora sotto controllo” la situazione, i sanitari hanno voluto fornire alcune testimonianze dirette dai vari reparti in cui sono ricoverati pazienti Covid, due dei quali sono morti in mattinata, compresa la terapia intensiva. Quest’ultimo reparto, viene spiegato, può ospitare fino a 15 pazienti ma da alcuni giorni il loro numero è mediamente di 16, tutti affetti dal virus.

“Siamo malati di Covid-19 ma il coronavirus non esiste”

Discorso analogo all’ospedale di Vercelli dove Roberta Petrino, responsabile del reparto di Medicina e Chirurgia d’accettazione racconta: “È capitato di doversi confrontare con pazienti che, pur clinicamente positivi e perfino sofferenti a causa del virus, sostenessero che non si trattasse di covid. Interpretavano il nostro intervento medico quasi come una costrizione. Pochi, per fortuna, ma è successo”. (Fonti Ansa e Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev).