Papa Francesco come Wojtyla: “Non si può credere in Dio ed essere mafiosi. Convertitevi” VIDEO

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 settembre 2018 17:31 | Ultimo aggiornamento: 15 settembre 2018 17:31
Papa Francensco Palermo

Papa Francesco a Palermo: migliaia di fedeli accolgono (foto Ansa)

PALERMO – Papa Francesco riceve una calorosa accoglienza al suo arrivo a Palermo. Migliaia di fedeli sono scesi in strada per portare il proprio saluto al Santo Padre che si è recato al Foro Italico di Palermo per una Messa. In fondo all’articolo il video dell’Agenzia Vista di Alexander Jakhnagiev. 

“Agli altri la vita si dà, non si toglie. Non si può credere in Dio e odiare il fratello”. Ad affermarlo con forza è stato Papa Francesco nell’omelia della messa a cui hanno assistito 100mila fedeli, stando a quanto comunicato dalla Sala stampa della Santa Sede.

“Dio-amore – ha scandito – ripudia ogni violenza e ama tutti gli uomini. Percioò la parola odio va cancellata dalla vita cristiana; perciò non si può credere in Dio e sopraffare il fratello. Non si può credere in Dio ed essere mafiosi. Chi è mafioso non vive da cristiano, perche’ bestemmia con la vita il nome di Dio-amore”.

Dopo questa implicita severa conferma della scomunica ai mafiosi, Francesco si è rivolto loro con un appello accorato: “Ai fratelli e sorelle mafiosi dico: cambiate! Smettete di pensare a voi stessi e ai vostri soldi, convertitevi al vero Dio di Gesù Cristo! Altrimenti, la vostra stessa vita andrà persa e sarà la peggiore delle sconfitte. Oggi abbiamo bisogno di uomini di amore, non di uomini di onore; di servizio, non di sopraffazione; di camminare insieme, non di rincorrere il potere”.

“Se la litania mafiosa – ha concluso con tono grave – è: ‘Tu non sai chi sono io’, quella cristiana è: ‘Io ho bisogno di te’. Se la minaccia mafiosa è: ‘Tu me la pagherai’, la preghiera cristiana è: ‘Signore, aiutami ad amare’.

papa Francesco ha poi parlato dell’esistenza di un populismo cristiano: “Abbiate paura della sordità di non ascoltare il popolo, questo è l’unico populismo cristiano: ascoltare il popolo”.

A conclusione della sua omelia, il Papa si è chiesto anch’egli da semplice cristiano: “Che cosa posso fare io? Che cosa posso fare per gli altri, per la Chiesa?”. “Non aspettare – si è risposto – che la Chiesa faccia qualcosa per te, comincia tu. Non aspettare la società, inizia tu! Non pensare a te stesso, non fuggire dalla tua responsabilità, scegli l’amore! Senti la vita della tua gente che ha bisogno, ascolta il tuo popolo. Questo è l’unico populismo possibile, l’unico populismo cristiano: sentire e servire il popolo, senza gridare, accusare e suscitare contese”.

Il ricordo di Don Pino Puglisi.

Durante l’omelia Papa Francesco ha ricordato il beato Pino Puglisi. A lui è stata dedicata la messa al Foro Italico di Palermo: “Padre Pino, povero fra i poveri della sua terra. Nella sua stanza la sedia dove studiava era rotta. Ma la sedia non era il centro della vita, perché non stava seduto a riposare, ma viveva in cammino per amare”, ha ricordato il Papa.

“Don Pino – ha continuato Francesco – sapeva che rischiava, ma sapeva soprattutto che il pericolo vero nella vita è non rischiare, è vivacchiare tra comodità, mezzucci e scorciatoie. Dio ci liberi dal vivere al ribasso, accontentandoci di mezze verità. Dio ci liberi da una vita piccola, che gira attorno ai piccioli. Ci liberi dal pensare che tutto va bene se a me va bene. Ci liberi dal crederci giusti se non facciamo nulla per contrastare l’ingiustizia. Ci liberi dal crederci buoni solo perché non facciamo nulla di male. Signore, donaci il desiderio di fare il bene; di cercare la verità detestando la falsità; di scegliere il sacrificio, non la pigrizia; l’amore, non l’odio; il perdono, non la vendetta”.

“Cari fratelli e sorelle – ha chiarito il Papa – oggi siamo chiamati a scegliere da che parte stare: vivere per sé o donare la vita. Solo dando la vita si sconfigge il male. Don Pino lo insegna: non viveva per farsi vedere, non viveva di appelli anti-mafia, e nemmeno si accontentava di non far nulla di male, ma seminava il bene, tanto bene. La sua sembrava una logica perdente, mentre pareva vincente la logica del portafoglio. Ma padre Pino aveva ragione: la logica del dio-denaro è perdente. Guardiamoci dentro. Avere spinge sempre a volere: ho una cosa e subito ne voglio un’altra, e poi un’altra ancora, sempre di più, senza fine. Più hai, più vuoi: è una brutta dipendenza. Chi si gonfia di cose scoppia. Chi ama, invece, ritrova se stesso e scopre quanto è bello aiutare, servire; trova la gioia dentro e il sorriso fuori, come è stato per don Pino. Venticinque anni fa come oggi, quando morì nel giorno del suo compleanno, coronò la sua vittoria col sorriso, con quel sorriso che non fece dormire di notte il suo uccisore, il quale disse: ‘c’era una specie di luce in quel sorriso'”.

“Padre Pino – ha scandito il Papa – era inerme, ma il suo sorriso trasmetteva la forza di Dio: non un bagliore accecante, ma una luce gentile che scava dentro e rischiara il cuore. E’ la luce dell’amore, del dono, del servizio. Abbiamo bisogno di tanti preti del sorriso, di cristiani del sorriso, non perché prendono le cose alla leggera, ma perché sono ricchi soltanto della gioia di Dio, perché credono nell’amore e vivono per servire. E’ dando la vita che si trova la gioia, perché c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Allora vorrei chiedervi: volete vivere anche voi così? Volete dare la vita, senza aspettare che gli altri facciano il primo passo? Volete fare il bene senza aspettare il contraccambio, senza attendere che il mondo diventi migliore? Volete rischiare per il Signore?”.

“Non si può – ha incalzato Francesco – seguire Gesù con le idee, bisogna darsi da fare. “Se ognuno fa qualcosa, si può fare molto”, ripeteva don Pino. “Quanti di noi mettono in pratica queste sue parole?”, ha chiesto Francesco.

“Ecco – ha spiegato – la mentalità vincente. Ecco la vittoria della fede, che nasce dal dono quotidiano di sé. Ecco la vittoria della fede, che porta il sorriso di Dio sulle strade del mondo. Ecco la vittoria della fede, che nasce dallo scandalo del martirio”. Francesco ha quindi commentato le parole di Gesù, scritte sulla tomba di don Puglisi: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”. “Queste parole- ha sottolineato – ricordano a tutti che dare la vita è stato il segreto della sua vittoria, il segreto di una vita bella. Oggi scegliamo anche noi una vita bella”.