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Il pianto di Angela Merkel. Discorso in lacrime al Bundestag simbolo del fallimento Germania sul Covid VIDEO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Dicembre 2020 13:07 | Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre 2020 13:07
Il pianto di Angela Merkel. Discorso in lacrime al Bundestag simbolo del fallimento Germania sul Covid VIDEO

Il pianto di Angela Merkel. Discorso in lacrime al Bundestag simbolo del fallimento Germania sul Covid (Foto da video)

Angela Merkel quasi in lacrime: la Cancelliera di ferro a un passo dal pianto davanti al suo Bundestag. Il discorso del 9 dicembre è il simbolo della Germania. Simbolo negativo, una volta tanto. E’ il simbolto del fallimento del Paese nelle misure del contenimento del Covid.

Certo, bisogna sempre parlare in termini relativi. Dice che la Germania ha fallito (chi vi scrive vive in Italia, dove i morti sono stati sicuramente di più) si riferisce solo alla percezione che i tedeschi hanno di loro stessi. Il tedesco esige sempre la perfezione da se stesso. Cerca di ridurre al minimo le possibilità di un errore. E così hanno fatto anche ai tempi del Coronavirus.

La Germania era più tranquilla degli altri Paesi europei perché ha tanti posti di terapia intensiva. Tanti in più, per dire, di Italia e Spagna. Ma 590 morti in un solo giorno a pochi giorni da Natale la Germania non può sopportarlo. La Merkel non lo tollera, per questo si rivolge ai suoi concittadini con rabbia e commozione. Chiede che cambino atteggiamento, perché questo non sia “l’ultimo Natale coi nonni”.

Angela Merkel a un passo dal pianto durante il discorso al Bundestag

Merkel con le mani giunte quasi ad implorare, la voce che a tratti le si spezza. Il discorso “più emotivo di sempre”, come l’ha definito Bild. Davanti al Bundestag ha detto che se il “prezzo” del clima natalizio sono 590 morti di Covid al giorno, “questo è inaccettabile”. “Se la scienza ci supplica di fermare le scuole e ridurre i contatti una settimana prima”, ha incalzato, “va trovata una strada”.

Che questo non sia l’ultimo Natale con i nonni, il messaggio pronunciato con toni inediti in 15 anni di governo. E il parere dei commentatori in Germania è stato univoco: mai sentita così la cancelliera. “Il numero dei contatti è troppo alto. La riduzione non è sufficiente. Siamo in una fase decisiva, forse la più decisiva della lotta alla pandemia”, ha spiegato la Bundeskanzlerin.

Lo scontro tra la Merkel e i Laender

Che da settimane si scontra coi Laender nel tentativo di imporre una stretta ulteriore per alleggerire il carico sul sistema sanitario. Ora ha chiarito di condividere le indicazioni dell’istituto scientifico Leopoldina. Il quale suggerisce di chiudere le scuole (rimaste in Germania sempre aperte) una settimana prima del previsto. E di procedere a un lockdown più duro dal 24 dicembre al 10 gennaio, con la serrata dei negozi.

La Germania e le fatiche della seconda ondata

Superata in modo magistrale la prima ondata del Covid, la Germania fa decisamente più fatica ora che è alle prese con la seconda. Soprattutto di fronte alla prospettiva di un lungo e freddo inverno, che sta già favorendo il propagarsi del virus. Il plateau è fermo sopra i 20 mila casi al giorno.

Le vittime complessive sono oltre 20mila e si è superata la soglia degli 1,2 milioni di contagi dall’inizio della pandemia. Le terapie intensive continuano a riempirsi (4.200 i posti letto occupati secondo i dati attuali) e le misure scattate il 2 novembre – quando sono stati fermati ristoranti, locali, turismo, istituzioni culturali e centri sportivi – non sono bastate per ora a far invertire la rotta.

L’obiettivo che si prefigge il governo è ancora lontano: il ritorno alla soglia dei 50 nuovi contagi ogni 100 mila abitanti in sette giorni. Al momento sono 149 a livello federale. E dunque sale la pressione nello scontro con i Laender, più restii di fronte all’opzione di ulteriori restrizioni.

La Merkel invoca l’illuminismo

Nel suo appello, la cancelliera scienziata è tornata a invocare l’illuminismo, ma stavolta ha anche portato la mano al petto: “Mi dispiace, mi dispiace di cuore, perché so quanto amore c’è dietro ogni iniziativa”, ha detto, “ma gli stand per il vin brulè non sono compatibili con quel che abbiamo concordato sulla possibilità di portare il cibo a casa. E se il prezzo sono 590 morti al giorno, questo è inaccettabile”. (Fonti: Ansa e Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev)