Pioggia a Fiumicino: acqua su valigie, prese elettriche e operai VIDEO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 settembre 2014 15:38 | Ultimo aggiornamento: 21 settembre 2014 15:38
Pioggia a Fiumicino: acqua su valigie, prese elettriche e operai VIDEO

Pioggia a Fiumicino: acqua su valigie, prese elettriche e operai

FIUMICINO (ROMA) – La pioggia che cade dal soffitto e allaga i rulli dove scorrono le valigie, acqua che scroscia sulle prese elettriche e sugli operai: è quello che succede all’aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino (Roma), il maggiore scalo italiano, quando piove. La denuncia, con tanto di video, arriva dal Corriere della Sera.it, con un pezzo firmato da Valeria Costantini.

L’area ripresa lo scorso 11 settembre, quando un nubifragio si è abbattuto su Fiumicino, è una zona tecnica alle spalle del terminal. L’acqua filtra da pareti e macchinari e bagna tutto: valigie, contatori elettrici e lavoratori.

Non si tratta di episodi rari, denunciano i dipendenti: ogni volta che piove nello scalo romano ci sono problemi, scrive Costantini. Che si domanda: dove sono i controlli sulla sicurezza?

«A Fiumicino si lavora così; gli addetti ci denunciano anche infestazioni di topi e piccioni, mancanza di scarpe antinfortunio, incidenti in pista, mezzi vecchi o rotti – sottolinea Antonio Amoroso della Cub Trasporti -. Una vera piaga di cui abbiamo più volte, inutilmente, informato gli enti competenti, ispettorato del lavoro, Asl etc. Il traffico aereo, i ritmi e i carichi di lavoro aumentano in modo insostenibile, mentre si moltiplicano precarietà ed esuberi: questi poi sono i risultati». La precarietà è un’arma di ricatto per il lavoratore, spiegano i sindacalisti, gli impedisce di rivendicare la possibilità di operare in ambienti sicuri.

«Di fronte ad allagamenti del genere, a rischi per la propria incolumità, l’operaio dovrebbe astenersi dal lavoro, segnalare i problemi. Ma qui siamo ben oltre le regole, i diritti dei lavoratori non esistono», commentano dal sindacato.

(…) «Guarda come stamo a lavorà», dice sottovoce un operaio nei video. Ma le immagini parlano per lui. Più di mille parole”.