Prescrizione, la bugia di Filippo Penati: non vi ha rinunciato

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 febbraio 2014 11:21 | Ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2014 12:13
Prescrizione, la bugia di Filippo Penati: non vi ha rinunciato

Filippo Penati (Foto Lapresse)

MILANO – Presunte tangenti per le aree Falck a Sesto San Giovanni (Milano), la prescrizione salva Filippo Penati, che però lo scorso maggio aveva detto che non se ne sarebbe avvalso. Ma ormai il tempo è scaduto. L’ex presidente della Provincia di Milano, del Pd, non è mai andato in aula, a Monza, per rinunciare di persona alla prescrizione. Adesso la Corte di Cassazione l’ha confermata, come previsto dalla sentenza del tribunale brianzolo, dichiarando inammissibile il ricorso con cui Penati chiedeva di annullare la sentenza di prescrizione del Tribunale di Monza, pronunciata lo scorso 22 maggio.

Su Repubblica Liana Milella definisce Penati “un gran furbetto”, e ricorda che sulla rinuncia della prescrizione

aveva assunto un impegno, giudiziario, politico, morale (…) Aveva dato la sua parola. Aveva garantito che non si sarebbe avvalso della legge Severino, una legge profondamente sbagliata, che ha scisso il reato di concussione e ne ha “figliato” uno assai più debole, la corruzione per induzione, meno punito e quindi più rapidamente prescrivibile”.

Quella modifica introdotta dall’ex ministro Paola Severino aveva spaccato il Pd, attirando sospetti sui favorevoli. Tra loro c’era, appunto, Filippo Penati, che appena si vide additare come uno dei beneficiari annuncio di voler rinunciare alla prescrizione. Parole. Ma i fatti dicono altro. Spiega sempre Milella:

“Penati, già sotto processo, ha subito gridato che l’accusa era infondata, perché lui, al momento giusto, avrebbe pronunciato la magica parola “io rinuncio”. Invece, quando il giorno giusto è arrivato, quando il giudice ha chiesto se Penati rinunciava alla prescrizione, l’ex presidente della Provincia di Milano non c’era. Ormai è tardi, ma con Penati prescritto, resta una macchia anche sul Pd. Possono lavarla il premier Renzi e il Guardasigilli Orlando con le prime due leggi da fare, il passo indietro sulla legge Severino e l’orologio della prescrizione fermato quando parte l’azione penale. Altrimenti è inutile vantare la collaborazione di magistrati come Gratteri o Cantone”.