Pussy Riot, scarcerata Yekaterina: festa fuori dal Tribunale

Pubblicato il 10 Ottobre 2012 19:14 | Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre 2012 19:14

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MOSCA – Dopo la liberazione di Yekaterina Samutsevich, fuori dal Tribunale di Mosca, in molti sono andati a stringere la mano a l’unica Pussy Riot che la corte di appello ha deciso di scarcerare.

La ragazza, 30 anni, esce dal carcere per il fatto che fu tirata fuori dalla cattedrale di Cristo Salvatore prima di poter prendere parte alla “preghiera anti-Putin” che venne messa in scena lo scorso marzo in quel luogo e che ha portato all‘arresto delle componenti della punk-band. Alla 22enne Nadezhda Tolokonnikova e alla 24enne Maria Alekhina invece, la corte ha confermato la condanna: le due ragazze ora saranno accompagnate a scontare la condanna in una colonia penale fuori Mosca.

Le ragazze hanno assistito all’udienza all’interno della gabbia di vetro nota in gergo come ‘acquario’, hanno sostenuto davanti alla corte che la ‘preghiera punk’ recitata nella chiesa a febbraio avesse una natura politica e non rappresentasse un attacco alla religione. L’inizio del processo, previsto già per il primo ottobre, era stato rinviato dopo che una delle tre aveva cambiato il proprio avvocato. Il Tribunale ha iniziato l’udienza respingendo le mozioni della difesa, tra cui quella che chiedeva di convocare più testimoni della performance, per cui le tre sono state condannate a due anni di carcere con l’accusa di teppismo.

Alekhina, in Aula ha preso la parola ed ha accusato Putin di non essere migliore delle Pussy Riot ed ha aggiunto che la Chiesa ortodossa russa avrebbe ricattato la band punk, per ottenere il loro pentimento: “La Chiesa ortodossa russa attraverso il suo servizio stampa ha detto in televisione che avrebbe chiesto di alleviare la pena, se ci pentiamo. Tali dichiarazioni sono del tutto inammissibili in uno stato laico”. In merito al leader del Cremlino, la riot ha detto: “Siamo tutti e tre innocenti, siamo in prigione per le nostre idee politiche. Ma noi non siamo disposte a tacere. Il presidente ritiene che il nome del nostro gruppo sia indecente, io lo tradurrei come ‘la rivolta delle vagine’. Ma non è più indecente di un appello ad affogare i suoi nemici nei cessi”. 

Ora la Samutsevich che dopo la lettura dell’udienza è stata subito rimessa in libertà, dovrà attenersi ad una serie di limitazioni, tra cui andare due volte al mese al commissariato, e non dovrà commettere altri reati.