Rai e Mediaset, basta sconti sulle frequenze tv: se Renzi lo fa, è svolta storica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 febbraio 2015 13:16 | Ultimo aggiornamento: 6 febbraio 2015 13:16
Rai e Mediaset, basta sconti sulle frequenze tv: se Renzi lo fa, è svolta storica

Alberto D’Argenio su Repubblica

ROMA- Se passerà l’emendamento che dice basta agli sconti a Rai e Mediaset, sarà veramente il segno di una nuova epoca. Dopo trent’anni, per la prima volta, un governo avrà avuto il coraggio di andare contro il duopolio televisivo che domina da quando al governo c’erano Craxi, Andreotti e Forlani e all’opposizione il Pci di Berlinguer prima e Natta poi.

Succede che il governo Renzi ha depositato in Commissione alla Camera un emendamento al decreto Milleproroghe in cui stoppa lo sconto sulle frequenze della tv digitale. L’emendamento fa male. L’urlo di dolore arriva subito da Forza Italia: “Costerà 50 milioni a Rai e Mediaset. È una ritorsione contro Berlusconi perché ha rotto il patto del Nazareno”. Risultato: approvazione dell’emendamento rinviata alla prossima settimana.

Alberto D’Argenio su Repubblica ha ricostruito gli anni del maxisconto sul digitale terrestre. Un maxisconto per il quale la Commissione europea ha ammonito il governo italiano:

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il maxisconto per l’uso delle frequenze che l’Autorità per le comunicazioni (Agcom) aveva accordato lo scorso autunno alla tv pubblica e al Biscione. Il tutto ha inizio nel 2012, quando la legge Passera-Monti chiede all’Agcom di riformare il sistema. Nel 2013 l’importo complessivo versato dai broadcaster per l’uso delle frequenze del digitale terrestre è stato inferiore ai 50 milioni, coperto quasi interamente da Rai e Mediaset che hanno versato rispettivamente 26,2 milioni e 17,7 milioni. Lo scorso luglio la Commissione Ue aveva ammonito per iscritto il governo che non avrebbe chiuso la procedura d’infrazione contro la legge Gasparri se i canoni sulle frequenze avessero favorito gli ex duopolisti. Il ministero dello sviluppo, il 23 luglio e il 4 agosto, aveva mandato due lettere all’Agcom chiedendo di non fare favori ai due incumbent.

Ma a settembre l’Autorità ha approvato il maxi sconto sulle frequenze, seppure con il voto contrario del suo presidente, Angelo Marcello Cardani. L’autorità ha deciso che le quote da pagare venivano legate alla quantità e alla qualità delle frequenze utilizzate, non ai fatturati delle emittenti. Mediaset, ad esempio, nel 2014 avrebbe dovuto versare 3 milioni per l’uso delle frequenze contro i 17,7 pagati l’anno precedente.

Il governo – convinto che lo sconto avrebbe penalizzato le tv locali e danneggiato l’erario – ha deciso di riformare il settore e togliere le competenze in materia all’Agcom. Prima ci ha provato con un emendamento alla Legge di Stabilità, che però è stato dichiarato inammissibile. Quindi il 29 dicembre con un decreto il ministero dello Sviluppo economico ha annullato la delibera dell’Agcom e ha stabilito che per l’affitto delle frequenze nel 2014 Rai e Mediaset intanto avrebbero dovuto versare un acconto pari al 40% di quanto pagato nel 2013, riservandosi in un secondo momento di completare la riforma, insieme al ministero delle Finanze, dei criteri per calcolare il canone e decidere l’importo finale. Così le due emittenti hanno versato l’acconto, Mediaset poco più di 7 milioni e la Rai una decina.

Con l’emendamento al Milleproroghe ora il ministero dello Sviluppo avvia la riforma, che intende chiudere entro poche settimane e con la quale deciderà gli importi finali che i due ex duopolisti dovranno pagare per l’uso delle frequenze, cifra che comunque non sarà superiore a quanto versato nel 2013. Per questo ieri il sottosegretario Antonello Giacomelli (Pd) ha respinto la tesi della ritorsione per la rottura del Nazareno. «Posso capire la tensione di questi giorni, ma suggerirei di attenersi ai fatti. L’emendamento riporta alla piena titolarità del governo la riforma delle norme sul canone delle frequenze che abbiamo annunciato già da agosto 2014».