Docenti precari e alternanza scuola lavoro: perché prof e studenti protestano insieme VIDEO

di Fabiana De Giorgio
Pubblicato il 5 Dicembre 2018 10:01 | Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre 2018 10:01
Scuola e alternanza lavoro: la protesta di studenti e docenti precari  che non ne possono più VIDEO

Docenti precari e alternanza scuola lavoro: perché prof e studenti protestano insieme VIDEO (esclusivo di BlitzQuotidiano)

ROMA – Insegnanti e studenti sono scesi in piazza venerdì 30 novembre nel nome di “una scuola che non sfrutta e non discrimina”. Ragazzi e professori hanno riempito le scale del Ministero dell’Istruzione a Viale Trastevere a Roma per protestare contro le politiche del governo sulla scuola e contro quelle messe in atto dal MIUR: basta al precariato degli insegnanti cosiddetti di terza fascia e all’alternanza scuola-lavoro. Queste solo alcune delle principali ragioni che hanno portato alla protesta. 

L’ USB (Unione Sindacale di Base) ha proclamato lo sciopero nazionale di tutto il personale scolastico a tempo determinato e indeterminato. Lo sciopero è stato promosso anche dall’AnDDL (associazione che rappresenta una consistente fetta dei docenti di Terza fascia), che hanno portato le proprie rivendicazioni ai funzionari del Ministero. Lo sciopero si è svolto nelle principali città italiane ma il cuore della protesta è stato a Roma di fronte al Ministero. La giornata di sciopero del 30 novembre è arrivata dopo quelle del 12, del 16 e 17 novembre.

Una delle insegnanti che ha preso parte alla protesta dice:

“Siamo venuti con i miei colleghi di terza fascia a manifestare. La terza fascia è quella che porta avanti la scuola. Siamo un numero altissimo. In ogni scuola ogni anno ci assumono da settembre a giugno e anche con gli esami di maturità. Non ci pagano praticamente il periodo estivo. Viviamo in un precariato che va avanti da anni e anni quindi la scuola ha bisogno di noi e noi chiediamo quello che ci spetta”.

Ma chi sono gli insegnanti della terza fascia? Sono dei docenti di scuola secondaria di primo e secondo grado che hanno un titolo di studio valido per l’accesso all’insegnamento ma non sono abilitati. Questa fascia di docenti ogni anno spera di essere chiamata a sostituire un insegnante di ruolo che non può lavorare per un certo periodo di tempo. Uno dei casi più comuni che riguarda gli insegnanti della terza fascia, come raccontato dai presenti alla protesta, è quello di essere chiamati a settembre per lavorare fino a quando le scuole chiudono per le vacanze (a giugno). Nel periodo estivo questi insegnanti rimangono senza lavoro sperando in una chiamata per l’anno successivo che non sempre arriva.

Per riuscire a porre fine a questa situazione di totale precariato i docenti devono partecipare al concorso per l’abilitazione all’insegnamento. I concorsi di abilitazione però non vengono indetti da anni, infatti l’ultimo risale al 2016 e quello precedente al 2012. La precarietà non riguarda solo insegnanti giovani con pochi anni di insegnamento, ma anche chi invece insegna da moltissimo tempo. Inoltre, con la nuova Legge di Bilancio (da approvare entro il 31 dicembre 2018) verrà abolito il periodo di tirocinio che in passato era stato ritenuto necessario per accedere al concorso. Quindi anche i neolaureati con una preparazione ritenuta idonea all’insegnamento potranno accedere al concorso.

Secondo gran parte degli insegnanti (e in particolare quelli della terza fascia), il rischio è che con questo nuovo emendamento, non verrà più testata la capacità di insegnare bensì il solo nozionismo e che i neolaureati che hanno passato un concorso nozionistico andranno in cattedra senza nessuna esperienza pratica d’insegnamento. Non solo,  ma questo nuovo concorso è considerato molto penalizzante nei confronti dei precari storici con anni di esperienza alle spalle perchè si è passati da un concorso riservato a chi aveva più di tre anni di insegnamento ad un concorso aperto a tutti.

Un’altra insegnante che ha deciso di protestare critica proprio questo decreto: “Stiamo protestando perché venga riconosciuto il servizio della terza fascia. Noi da anni lavoriamo nelle scuole, permettiamo alle scuole di aprire ma secondo i nostri politici e secondo il Ministero dell’Istruzione il nostro servizio non vale nulla. E’ preferibile assumere neolaureati senza esperienza piuttosto che valorizzare il servizio di chi da tanti anni lavora nella scuola, ha fatto un’esperienza  professionalizzante che ha anche un valore economico ed è una risorsa per questo paese. In tutti i paesi l’esperienza viene riconosciuta e considerata un valore aggiunto. Nel nostro paese se insegni da cinque, sei, sette, otto, alcune persone da dieci anni e quindici anni ti mettono sullo stesso piano di chi non ha mai insegnato”.

Anche gli studenti sono scontenti ed esprimono il loro dissenso sopratutto per quanto riguarda l’alternanza Scuola-Lavoro. Questa legge prevede giovani studenti alternino le ore di studio alle ore di formazione in aula e a quelle all’interno delle aziende. Dunque l’idea è quella di introdurre da subito i giovani al mondo del lavoro e formarli anche sul campo. Si teme però che gli studenti non remunerati possano essere sfruttati dalle aziende e che le esperienze lavorative non siano sempre attinenti ai percorsi di studio intrapresi.

Riguardo a questa riforma, il Ministro dell’istruzione Marco Bussetti ha dichiarato il 1 dicembre che l’alternanza scuola-lavoro continuerà a fare parte del curriculum scolastico della scuola superiore ma con alcuni cambiamenti tra cui  la riduzione delle ore di lavoro obbligatorie. In un’intervista rilasciata al Corriere delle Sera ha detto: “La riduzione delle ore obbligatorie non è stata decisa per fare risparmi, ma per renderle più efficaci e aderenti al percorso di studio. Diciamo che abbiamo fatto una messa a punto. L’alternanza c’è ed è un istituto fondamentale per la crescita dei nostri giovani. Guardando le esperienze di questi anni abbiamo ritenuto di ridurre il numero minimo obbligatorio delle ore. Gestire 400 ore di alternanza crea in alcune realtà difficoltà nel garantire la qualità dell’esperienza. Quindi abbiamo fissato un minimo che deve essere di 180 nei professionali, 150 negli istituti tecnici e 90 nei licei. Significa che se una scuola ha una bella esperienza di scuola-lavoro, può continuare a farla per 400 o 600 ore”.

Gli studenti in piazza invece non approvano l’alternanza scuola-lavoro ritenendola puro sfruttamento. Uno dei giovani presenti alla protesta dice: “Siamo stanchi della condizione in cui viviamo noi studenti. Una condizione di precarietà, una condizione in cui il nostro futuro non è certo, una condizione di sfruttamento per l’alternanza Scuola-Lavoro. Siamo qua non soltanto per manifestare contro il governo attuale ma anche per ribadire che siamo ancora contro il PD che ha inserito la Buona Scuola e anche l’alternanza Scuola-Lavoro”.

Un’altro giovane studente dice: “Ultimamente con la Buona scuola e l’alternanza Scuola-Lavoro, i progetti rubano tempo allo studio quindi dovrebbero essere facoltativi. Che poi per carità a scuola mia non hanno nemmeno dei cattivi progetti, alcuni sono molto affascinanti e formativi”.