Sea Watch, Procura Agrigento: “Non c’era stato di necessità” VIDEO

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 luglio 2019 10:49 | Ultimo aggiornamento: 2 luglio 2019 10:53
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Sea Watch, Procura Agrigento: “Non c’era stato di necessità” VIDEO

AGRIGENTO – “Ho agito per stato di necessità, i migranti minacciavano il suicidio, non potevo attendere oltre. Per giorni ho chiesto alle autorità un porto sicuro, ma non ho mai avuto risposta”.

Queste le parole della capitana della Sea Watch Carola Rackete durante l’interrogatorio di convalida dell’arresto. Il procuratore Luigi Patronaggio e l’aggiunto Salvatore Vella, non la pensano però allo stesso modo e in conferenza stampa hanno dichiarato di essere convinti che la capitana abbia agito con coscienza e volontà e non in uno stato di necessità.

L’interrogatorio è durato poco meno di 3 ore: Carola è arrivata in Tribunale ad Agrigento direttamente da Lampedusa, dove era ai domiciliari, con una motovedetta della Gdf che l’ha sbarcata sul molo di Porto Empedocle.  

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Il procuratore Luigi Patronaggio e l’aggiunto Salvatore Vella, al termine dell’interrogatorio hanno chiesto la convalida dell’arresto sia per la violazione dell’articolo 1100 del codice della navigazione, atti di resistenza con violenza nei confronti di una nave da guerra, sia per resistenza a pubblico ufficiale. La procura ritiene che la manovra che ha provocato lo “schiacciamento” sulla banchina della motovedetta sia stata fatta “con coscienza e volontà“.

Non c’era uno stato di necessità poiché la Sea Watch aveva ricevuto, nei giorni precedenti, assistenza medica ed era in continuo contatto con le autorità militari per ogni tipo di assistenza” ha spiegato Patronaggio. Il procuratore ha anche precisato che lo stato di necessità invocato per il salvataggio dei migranti sarà invece al centro dell’altro fascicolo sulla vicenda, quello in cui la comandante è indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per il quale sarà sentita nei prossimi giorni.

In questo caso i pm verificheranno se i porti libici possono ritenersi sicuri, se la zona sar libica sia efficacemente presidiata e, soprattutto, se vi siano stati contatti tra i trafficanti di esseri umani e la Sea Watch. Al momento, aggiunge ancora Patronaggio, è sufficiente per Carola il divieto di dimora in provincia di Agrigento, in particolare nei porti di Lampedusa, Licata e Porto Empedocle. “Abbiamo ritenuto, in relazione alle circostanze di questo caso e alla personalità del soggetto, che tale misura sia idonea a salvaguardare eventuali ulteriori esigenze cautelari”.

Carola tornerà dunque in libertà già forse domani anche se dovrà ripresentarsi ad Agrigento il 9 luglio per l’interrogatorio davanti ai pm.

Fonte: Agenzia Vista /Alexander Jakhnagiev, Ansa