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Traffico di cuccioli dall’est: arrestati allevatori e veterinario a Milano (video)

Traffico di cuccioli dall'est: arrestati allevatori e veterinario a Milano

Traffico di cuccioli dall’est: arrestati allevatori e veterinario a Milano (LaPresse)

MILANO – Importavano illegalmente cuccioli piccolissimi di cani di razza, come Cavalier King, Spitz, Chiuauau, Akita, cani lupo e di gatti di diverse razze dalla Slovenia e dall’Ungheria per poi vaccinarli, dotarli di microchip, e rivenderli come cuccioli nati in allevamenti italiani. Un traffico che, secondo gli agenti del nucleo investigativo del comando provinciale della guardia forestale di Lodi, avrebbe fruttato ai due titolari dell’allevamento e del centro cinofilio Santa Brera di San Giuliano Milanese (Milano), circa un milione di euro all’anno.

Complice dei due allevatori era anche un veterinario milanese 45enne che, all’arrivo dei cuccioli in Italia, in meno di 24 ore forniva microchip, libretti sanitari e a richiesta anche pedigree contraffatti, facendo risultare gli animali come nati in Italia. Tutti e tre sono stati posti agli arresti domiciliari su ordine del giudice per le indagini preliminari di Lodi.

Per i loro due collaboratori, che si occupavano di fare inserzioni su siti web di annunci e social network per ‘piazzare’ i cuccioli e all’occorrenza di andarli a recuperare in Ungheria e Slovenia e per una donna, che gestiva la vendita di cani e gatti, è scattato invece l’obbligo di dimora. Altre tre persone sono state denunciate a piede libero. Per tutta la banda è stato riconosciuta l’ipotesi di associazione a delinquere finalizzata al maltrattamento e al traffico illecito di animali. Le ipotesi contestate a vario titolo sono di traffico illecito di animali di età inferiore alle 12 settimane, esercizio abusivo della professione medica, frode in commercio, maltrattamento di animali e detenzione che causava ai cuccioli gravi sofferenze. I forestali, nell’ambito dell’operazione denominata ‘Maky’, dal nome di un cucciolo trovato in gravi condizioni e salvato, hanno eseguito diverse perquisizioni, tra cui due in grandi negozi di animali a Milano. La posizione dei titolari è ora al vaglio degli inquirenti. Perquisito anche l’allevamento Santa Brera, dove sono stati trovati altri 15 cani provenienti dall’estero. In tutto sono 88 i cuccioli sequestrati dagli inquirenti dal 2012, quando sono iniziate le indagini ad oggi ma gli inquirenti ipotizzano che siano stati centinaia gli animali importati illegalmente dall’organizzazione.

A presentare l’operazione, a Milano, sono stati il procuratore capo di Lodi Vincenzo Russo, il comandante regionale della Lombardia della guardia forestale Giuseppe Giove, il comandante provinciale della guardia forestale di Lodi Andrea Fiorini, che hanno coordinato le indagini nate da una precedente operazione. Nel 2009 alla Cascina Santa Brera sono stati sequestrati 120 cuccioli. Da allora gli uomini del Nucleo Investigativo provinciale di polizia ambientale e forestale (Nipaf) di Lodi hanno sempre tenuto d’occhio Giuseppe Baroni e il figlio Massimiliano. Nel corso dell’operazione ‘Maky’, iniziata a gennaio 2012 e ultimata nel novembre 2013, i forestali hanno documentato 15 viaggi degli allevatori e dei loro complici dall’Ungheria e dalla Slovenia, soprattutto grazie alle tracce lasciate dai cellulari dei componenti della banda e dai telepass utilizzati per i viaggi da Milano verso l’Est europeo, attraverso il Friuli Venezia Giulia, passando la frontiera con la Slovenia da Villes (Pordenone), o da Trieste e Gorizia.

La banda noleggiava auto di grossa cilindrata, come Audi e Bmw Station Wagon. I cuccioli, comprati a cifre che andavano dai 60 ai 120 euro l’uno da un intermediario locale, venivano portati in Italia in contenitori di cartone o gabbie per polli, dentro i bagagliai delle auto, privi di luce ed aria. Gli animali venivano sottoposti a sevizie e maltrattamenti insopportabili con trattamenti sanitari inutili e dannosi per mascherare eventuali patologie e l’età di molto inferiore ai 3 mesi richiesti dall’Unione Europea per poterli portare in Italia. I cuccioli venivano poi venduti a cifre che andavano dai 600 ai 1200 euro, dieci volte tanto il loro costo iniziale. Il veterinario complice della banda prescriveva e somministrava a cani e gatti farmaci quali ‘Stormogil’ e ‘Drontal’ per coprire le carenze vaccinali e dotava gli animali di microchip compilando falsi libretti sanitari, modificando l’età, la provenienza e le condizioni sanitarie dei cuccioli. Questa ‘ripulitura’ operata principalmente dal veterinario ma anche da altri membri del gruppo, rendeva i cuccioli pronti ad essere immessi sul mercato italiano, attraverso Internet e altri canali. Le indagini proseguiranno anche in punti vendita di animali della Lombardia e dell’Emilia Romagna in cui sono in svolgimento perquisizioni. Gli animali salvati e posti sotto sequestro sono stati temporaneamente affidati, grazie al contributo di Associazioni, a famiglie disponibili a prendersi cura di loro.

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