Valeria Lembo morta dopo chemio: 90 mg al posto di 9. Cartella clinica ritoccata

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Marzo 2015 15:31 | Ultimo aggiornamento: 25 Marzo 2015 15:31
Valeria Lembo

Valeria Lembo

ROMA – Un doppio errore: il sovradosaggio di chemioterapia e uno zero cancellato dalla cartella clinica, secondo l’accusa per camuffare quell’errore. Lo zero è quello del numero “90”, come i milligrammi di vinblastina somministrati a Valeria Lembo, 34 anni, malata di tumore. Ma la terapia giusta ne prevedeva solo 9. E dopo il sovradosaggio Valeria è morta, dopo un’agonia di giorni, lasciando un marito e un bambino di pochi mesi.

Il dettaglio è emerso dall’interrogatorio di Laura Di Noto, uno degli imputati nel processo sulla giovane mamma morta a Palermo a seguito della terapia somministratale al Policlinico. Nell’audio depositato dalla difesa della dottoressa ci sarebbe la prova che il primario era a conoscenza del fatto che nella cartella originale il numero era 90, poi ritoccato a penna.

Di Noto è imputata insieme all’allora primario, Sergio Palmeri, allo specializzando Alberto Bongiovanni, allo studente universitario Gioacchino Mancuso, all’infermiera professionale Clotilde Guarnaccia e all’infermiera Elena D’Emma. Valeria è morta il 29 dicembre del 2011, la dose da 90 mg risale al 7 dicembre.

I medici però si accorsero, il giorno stesso, dell’errore. “Palmeri mi disse di non dire nulla ai parenti – ha spiegato Di Noto ai magistrati -. Non si doveva parlare del sovradosaggio né con i parenti della signora Lembo, né con altri medici. Dovevamo dire che era una gastroenterite. Lo stesso Palmeri mi disse di chiamare la signora per sapere come stava e consigliarle, eventualmente, di andare in ospedale”.

Ma dopo qualche giorno dalla cartella clinica una penna cancella lo zero: e i milligrammi risultano 9 e non 90. Il 12 dicembre Palmeri convocò la dottoressa Di Noto e Bongiovanni per parlarne. “Mi ricordo – ha aggiunto Di Noto – che il primario disse a Bongiovanni: ‘Da te non me lo aspettavo’. Ma lui negò ogni responsabilità”

I medici e gli infermieri, secondo quanto affermato da Rosa Maria d’Amico, la madre della vittima, “hanno capito subito di avere fatto un grosso errore”. La dottoressa Di Noto, il pomeriggio successivo alla dose letale di chemio, chiamò infatti diverse volte a casa e al cellulare di Valeria, consigliandole di andare al pronto soccorso: “Così andammo al Buccheri La Ferla e il giorno dopo mia figlia venne ricoverata al Policlinico. Valeria si era subito resa conto che le avevano sbagliato la terapia”.

Valeria, dopo qualche giorno aveva le mani di color rosso intenso: “Sembrava avesse dei guanti, aveva le croste in viso. Andava continuamente in bagno. E poi cominciò a vaneggiare. La cosa che mi fa più schifo è che il dottore Palmeri non ha avuto l’etica professionale, né il coraggio di uomo di dirci come stavano le cose”, ha proseguito la signora Rosa Maria. Il 16 dicembre Valeria Lembo venne trasferita all’ospedale Cervello, dove si resero subito conto della gravità della situazione. “Il dottore Bongiovanni – prosegue la madre della vittima – chiamava ogni notte, per informarsi della sua condizione”.

Nell’audio si sente la voce della Di Noto a colloquio con Palmeri: è il giorno della morte di Valeria, la dottoressa chiede conto al professore della cartella clinica. Deve dire che quel 90 è stato modificato? Palmeri dice: “Così accusa qualcuno di un reato, ci andrei piano”. Alla fine i due sembrano d’accordo nel dire che nella dose di chemio di dicembre era scritto 90, senza fare riferimento alla modifica successiva.