Vesuvio, catrame e amianto nella terra dei pomodorini Dop

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 ottobre 2014 10:57 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2014 10:57
Vesuvio, catrame e amianto nella terra dei pomodorini Dop

Vesuvio, catrame e amianto nella terra dei pomodorini Dop

NAPOLI – I pomodorini Dop del Vesuvio crescono tra catrame e amianto. L’inchiesta del Corriere della Sera a firma di Amalia De Simone svela quanto accade alle pendici del Vesuvio, dove tra terre coltivate e aeree protette del parco nazionale spuntano bidoni di liquidi tossici, liquami, scarto di lavorazione del pellame e anche amianto.

La De Simone sul Corriere della Sera scrive:

“Scavano da tre giorni gli investigatori del corpo forestale dello Stato e del Noe. Si proteggono solo con guanti e mascherine restando dall’alba al tramonto a cercare veleni, a testare il terreno con macchinari e rilevatori. Prima viene fuori una ruota, poi un rimorchio, pezzi di camion che hanno trasportato rifiuti tossici e industriali fino al parco nazionale del Vesuvio. Poi cominciano a venir fuori i bidoni arrugginiti, tre, dieci, quindici, si arriva a quaranta e ancora se ne vedono emergere dal terreno. Contengono un liquido nero che al tatto sembra colla e rende l’aria irrespirabile”.

L’indagine, si spiega nell’inchiesta, è partita dalle segnalazioni dei cittadini:

“Sono oltre 10 ettari di terreno e la gente del posto dice che c’è sepolto veleno fino a 40 metri di profondità perché i camion di rifiuti arrivano in quella discarica fin dagli anni settanta. Tutt’intorno trionfa il pomodorino Dop, anche accanto alla discarica. Sul confine cassette pronte per la raccolta e la vendita e ettari di campi rinsecchiti”.

E proprio dove si coltiva il pomodorino del piennolo, prodotto Dop campano, sbucano le discariche. Sergio Costa, comandante del Corpo forestale dello Stato, spiega alla De Simone:

“Questa è una zona importante non solo dal punto di vista paesaggistico e turistico, ma anche per i prodotti pregiati che vengono coltivati. Per questo è stato disposto un controllo straordinario sui terreni e i prodotti della zona a garanzia del consumatore. L’area è circoscritta e non c’è nulla da temere. I pomodori del Vesuvio sono sicuramente salvi perché non crescono solo in quest’area”.

E gli sversamenti arriverebbero anche da industrie del nord:

“Abbiamo utilizzato un metodo investigativo unico al mondo messo a punto proprio dalla guardia forestale – aggiunge il generale Costa – si tratta del raffronto di dati ottenuti con l’utilizzo di alcuni strumenti tra cui un magnetometro con cui è possibile tracciare i rifiuti nel terreno. Così facendo in due anni ne abbiamo scavato 5 milioni di metri cubi. Più scaviamo e più i cittadini che sono sentinelle ambientali ci segnalano punti critici. Terra dei fuochi non è un luogo fisico ma un fenomeno e cioè un modo di concepire la gestione illecita dei rifiuti che passa sulla vita della gente”.

Mariella Cozzolino, dell’associazione “Liberiamoci dal male”, denuncia:

“Questo è solo l’inizio, noi lo urliamo da anni: nella zona di San Vito ad Ercolano, la gente che si è ammalata è tantissima. Contiamo i morti ogni settimana. Non dobbiamo mettere la testa nel sacco, qui c’è terreno coltivato, noi mangiamo questi prodotti e molte di queste cose finiscono nella grande distribuzione”.

Ecco il video del Corriere.it: