Addio al maestro Monicelli, la moglie: “Era stufo, si chiedeva che vita fosse così”

Pubblicato il 1 Dicembre 2010 9:36 | Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre 2010 16:32

Mario Monicelli

Per il maestro Mario il cinema non sapeva più raccontare l’Italia. Quella che Monicelli considerava la sua Italia non c’era più, era stufo della vita di adesso. Così, racconta la moglie Chiara Rapaccini, ha preferito andarsene. ”Viveva in modo non consono alla sua dignità di uomo e ha deciso per conto suo senza avvertire nessuno, senza lasciar nulla di scritto, a parte il dire a voce che era stufo, si chiedeva che vita fosse”.

Intervistata dal Corriere della Sera, la moglie racconta gli ultimi giorni del suo compagno di vita che si è buttato dal quinto piano dell’ospedale romano di San Giovanni a 95 anni. ”Alla fine ha preso una decisione forte e coerente come sempre da uomo coraggioso e noi familiari la consideriamo tremenda ma la rispettiamo”. In ospedale ”è stato coccolato, curato e lui ha voluto andarci non per urgenza ma perché diceva di sentirsi a casa”.

”A 95 anni  il corpo cedeva ma la mente era lucidissima e perciò era stufo di questo Paese, disgustato nel sentire ciò che veniva raccontato dalla radio, sua unica fonte di informazione, perché non ci vedeva più. Questo disgusto era diventato un malessere fisico, si trovava in un mondo vile che andava contro i suoi principi, ma lui vile non lo era e l’ha dimostrato”. Monicelli è morto suicida come il padre, ma ”in modi e per motivi diversi”, spiega la moglie, certo ”è vero che Mario fu presente alla morte del padre e ne rimase certo scioccato”. Il mondo del cinema, aggiunge Chiara Rapaccini, non lo ha abbandonato: ”Avevano formato un cordone protettivo, mi chiamavano tutti, da Scola ai Taviani per andare a trovarlo ma se mai era lui che si era un po’ staccato: s’interessava alle lotte per la cultura ma non più alle beghe del cinema, le serate, i premi, era storia del passato e si stupiva che i nostri film raccontassero poco l’Italia di oggi”.