Cinema

American Hustle, il lato positivo della truffa

American HustleNel 1978 l’Fbi condusse un’operazione per smascherare i legami tra i membri del Congresso americano e la mafia servendosi di una coppia di piccoli truffatori. Abscam, questo il nome in codice dell’indagine, portò all’arresto di un senatore e sei parlamentari. Da questo fatto di cronaca, uno dei più incredibili scandali di corruzione politica a stelle e strisce, David O. Russell trae spunto per portare sul grande schermo “American Hustle – L’apparenza inganna”.

Il regista di The Fighter e de Il Lato Positivo, sfruttando al meglio l’ottima sceneggiatura di Eric Singer, decide di rileggere l’intera vicenda dando vita ad una storia grottesca in bilico tra la black comedy e l’heist movie. Il tutto bandendo qualsiasi realismo storico – a differenza del pluripremiato Argo di Ben Affleck – per puntare forte sulla parodia degli sfavillanti anni ’70. Il risultato è una pellicola geniale, divertente, dominata da cinque protagonisti assolutamente sopra le righe. Camaleontici, imprevedibili, bugiardi ma perfettamente complementari.

Irving Rosenfeld (Christian Bale) è un abile truffatore, ingabbiato in un rapporto tutt’altro che soddisfacente con Rosalyn (Jennifer Lawrence), una ventenne sensuale ma completamente fuori di testa, madre del suo adorato figlio adottivo. La vita di Irving cambia all’improvviso quando s’innamora di Sydney (Amy Adams), un’ ex-spogliarellista che diventa sua amante e complice in una lunga serie di frodi finanziarie. I due vengono però incastrati dall’agente Fbi Richie Di Maso (Bradley Cooper), ambizioso sul lavoro quanto mammone tra le mura domestiche, che li costringe ad organizzare una truffa finalizzata a smascherare dei colletti bianchi collusi con la mafia. Il primo insospettabile a finire nel mirino dei governativi sarà il sindaco italo-americano di Camden, Carmine Polito (Jeremy Renner), deciso a rilanciare l’immagine di Atlantic City…

La regia di Russell è brillante ed equilibrata, esattamente come nelle sue due ultime e riuscitissime pellicole, The Fighter (2010) e Il Lato positivo (2012). Ancora una volta il cineasta newyorchese dipinge personaggi schiavi delle proprie debolezze, apparentemente dei perdenti ma decisi a tutto pur di rimettere in ordine le loro vite. La debolezza umana, gli amori travagliati, i rapporti familiari sono queste le tematiche fondamentali care al cinema di David O. Russell. Ecco perchè, al di là delle tematiche trattate, American Hustle può considerarsi idealmente il terzo capitolo di una trilogia cinematografica iniziata con The Fighter. Ne è una conferma evidente la scelta stessa dei protagonisti – da Bale a Cooper, dall’Adams alla Lawrence – , tutti attori già presenti nei suoi ultimi film.

In tal senso, la recitazione risulta senza alcun dubbio il punto forte di American Hustle. Bale, ingrassato di 20 kg e armato di toupet, si conferma il miglior camaleonte di Hollywood (impossibile non far scattare paragoni con le trasformazioni fisiche del vecchio De Niro di Taxi Driver o Toro Scatenato). La sua interpretazione di Irving – il vero protagonista della pellicola -, è a dir poco superlativa. E non sono da meno le prove offerte da attori del calibro di Bradley Cooper – in assoluto uno dei migliori attori emergenti in circolazione – , Amy Adams e Jeremy Renner. Ma a rubare la scena, fin dalle prime battute, è Jennifer Lawrence. A soli 23 anni, la stella di Louisville conferma di sapersi destreggiare in qualsiasi ruolo come una diva consumata. Seducente, imprevedibile, nevrotica, priva di freni inibitori. La sua interpretazione è divertimento allo stato puro come confermato dalla scena dell’improvviso bacio ad Amy Adams. Ciliegina sulla torta di un cast da applausi è poi il pregevole cameo di Robert De Niro nei panni di uno spietato mafioso italo-americano.

Ottime infine la fotografia di Linus Sandgren e la colonna sonora che alterna il jazz di Coltrane – passione del protagonista Irving – e hit dell’epoca ben mescolate con musiche originali firmate da Danny Elfman. La pioggia di riconoscimenti ai Golden Globe 2014 (miglior commedia, miglior attrice protaganista, Amy Adams e non protagonista, Jennifer Lawrence) e le sette nomination non sono un caso. Stravagante, vertiginoso, divertente, ottimamente recitato. Uno dei migliori film dell’anno. Da vedere a tutti i costi.

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