Un brianzolo al cinema per Paolo Virzì: “Dov’è la Brianza?” Polemiche e leggende

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 gennaio 2014 14:02 | Ultimo aggiornamento: 10 gennaio 2014 14:12
Un brianzolo al cinema per Paolo Virzì: "Dov'è la Brianza?" Polemiche e leggende

Fabrizio Gifuni e Valeria Bruni Tedeschi nel film Il capitale umano di Paolo Virzì

ROMA – Un brianzolo al cinema per Paolo Virzì: “Dov’è la Brianza?” Polemiche e leggende. Si discute molto del film “Il capitale umano” di Paolo Virzì, a proposito delle critiche (Libero Quotidiano lo ha sbertucciato in prima pagina) alla sua descrizione della Brianza, ricca e ignorante, interessata solo ai dané, cinica e gretta. La polemica è nota e per nulla originale: come si permette un regista che prende i fondi dallo Stato di denigrare una provincia operosa e onesta? Michele Brambilla, giornalista de La Stampa, ha avuto una buona e semplice idea: non fidandosi di speculazioni nate praticamente solo sui giornali, ha invitato un importante imprenditore brianzolo per verificare se davvero il film in qualche modo lo offendesse.

La risposta è illuminante: non solo non aveva nulla di cui indignarsi, ma soprattutto, “Dov’è la Brianza?” si è sorpreso. Cioè, la rappresentazione, sia pur soggettiva e autoriale del regista, di un certo modo di condurre le esistenze da parte di agiate famiglie del nord, non corrisponde, secondo Giovanni Anzani detto Nino (export di arredi e design, 600 dipendenti in Brianza) al luogo geografico noto come Brianza. E la ricostruzione non lo tocca per la semplice ragione che l’avido broker finanziario protagonista del film, in Brianza è una figura marginale, pressoché inesistente. Quelli, dice, stanno a Milano, “un altro mondo” rispetto a quello stretto tra i due rami del lago di Como. E dire che prima della visione del film, l’imprenditore-cavia (si scherza, sempre un film è) non era così distante da un po’ di scetticismo e ostilità  preventivi.

Ci sono pseudo intellettuali che prendono i soldi dallo Stato e invece di mostrare il buono che c’è in Italia, denigrano. Il tutto viene ripreso dalla stampa straniera e così io che mi ritrovo a vendere all’estero il made in Italy mi sento chiedere: in che Paese vivete?». Aggiunge: «I nostri vecchi ci insegnavano che i panni sporchi si lavano in casa”. (Michele Brambilla, La Stampa)

Non è detto che, a proposito degli intellettuali e dei panni sporchi, Nino Anzani abbia cambiato idea: il fatto è che contro Paolo Virzì non può dire niente, se non che “Il capitale umano” è un bel film. Anche quando mostra i figli della ricchezza come una gioventù sprecata all’insegna di macchinoni e debosce assortite:

“Purtroppo è una figura reale – risponde – è tutto vero: auto, droga e alcol. Sono la generazione cresciuta con il benessere, del tutto è dovuto. È stato un grosso errore della mia generazione. Li abbiamo viziati. Non siamo riusciti a trasmettere loro la passione per il lavoro”.  (Michele Brambilla, La Stampa)