Calabria terra mia, il corto di Muccino non piace ai calabresi per i troppi stereotipi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Ottobre 2020 8:14 | Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre 2020 8:14
Calabria terra mia, il corto di Gabriele Muccino non piace ai calabresi per i troppi stereotipi

Calabria terra mia, il corto di Muccino non piace ai calabresi per i troppi stereotipi (nella foto d’archivio Ansa, Gabriele Muccino)

Calabria terra mia, il corto di Gabriele Muccino, raccoglie finora solo critiche: i calabresi non hanno apprezzato gli stereotipi dell’opera.

Alla Festa del Cinema di Roma è stato proiettato Calabria terra mia, il corto di Gabriele Muccino finanziato dalla Regione. Stroncature e giudizi negativi, spesso sul filo dell’ironia, all’indirizzo dell’opera del regista romano. L’accusa, in sostanza, è quella di aver descritto una Calabria stereotipata e parziale, oltre che del tutto irreale. Non manca chi difende Muccino, ma in generale i post su Facebook sono impietosi.

Il popolo dei social contro Calabria Terra Mia di Muccino

Scrive Anna Maria: “Sicuramente si evince che chi lo ha girato non conosce per niente la Calabria, dal punto di vista fotografico è troppo saturo, la Calabria regala colori che non hanno bisogno di essere accentuati eccessivamente, sicuramente nelle mi escursioni non ho mai visto ragazzi con bretelle e coppola, o ragazze con quei vestiti, perfino gli anziani che ho incontrato a San Luca erano vestiti modernamente”.

Anna definisce “poco credibile la descrizione della nostra terra (perfino il mare color verde)” e “veramente imbarazzante” il corto, mentre Antonio si chiede se il regista Muccino e il protagonista di “Calabria terra mia”, Raoul Bova, “non si vergognano di aver realizzato sta puntata di telenovela scrausa da Rete 4?”.

Anche Giancarlo, ironicamente, si chiede: “Ma sbaglio o mancano la ‘nduja e il peperoncino?”. Francesco annota: “Abbiamo avuto la possibilità  di ammirare le bellezze autentiche di una parte di Calabria senza utilizzo di particolari filtri con le riprese dall’alto in occasione del passaggio del Giro d’Italia. Quello che si vede in questo filmato non è  la Calabria. Come al solito abbiamo prodotto un’altra porcheria come sovente è accaduto”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Giuditta, per la quale nel corto di Muccino “c’è anche del maschilismo perché le donne calabresi vestono con gonne al ginocchio invece la fidanzata di Raul che viene dal nord veste con vestitini imbarazzanti e svolazzanti. Se serviva per far pubblicità  hanno toppato alla grande ma toppato con 2 milioni ce ne vuole veramente”.

Alfredo si pone l’interrogativo: “Sono stati spesi soldi per questa rappresentazione da telenovela brasiliana!?”.  È interrogativo è anche Giovanni: “Ma i giovani emergenti in Calabria non erano in grado di realizzarlo? Andiamo sempre fuori e i cervelli sono vicini”.

Qualcuno ha apprezzato

Ma spunta anche qualche estimatore di Muccino. Mario sostiene che “quella del video di Muccino è l’immagine che la maggioranza dei calabresi vuole della Calabria, caricaturale, fatta con attenzione agli aspetti superficiali, pressappochista.  Dal punto di vista artistico il video è perfetto per i suoi obiettivi, vendere degli stereotipi della Calabria”.

Secondo Vincenza, “tecnicamente parlando è stato utilizzato un linguaggio comunicativo cinestesico in un cortometraggio cinematografico, scelta geniale quasi come ‘La grande bellezza’. Guardarlo senza aspettative ed accendendo i sensi giusti porta a considerarlo evocativo come pochi cortometraggi”.

E Gabriella: “Preso per quello è potrebbe anche piacere. Ma considerando ciò che ‘dovrebbe’ essere, e cioè uno spot per attrarre turisti, dubito che riesca nel suo intento”. Ma i commenti positivi sono una goccia nell’oceano, perché il fiume di stroncature prosegue inarrestabile. Vincenzo è lapidario: “Un lavoro del genere lo avrebbe fatto un qualsiasi ragazzo calabrese pratico di cinepresa”. E infine Costantino, anch’egli tranchant: “Indirizzo politico ignorante, registra sopravvalutato, attori da fiction di scarsa qualità. Mi sembra che il risultato è congruo agli ingredienti dati”.

La Fondazione Magna Grecia vuole premiare chi non usa i cliché

La Fondazione Magna Grecia premierà chi saprà raccontare la Calabria “fuori dai cliché e dagli stereotipi di cui abbonda il corto di Muccino presentato martedì sera alla Festa del Cinema di Roma”. Lo si legge in un comunicato. Sarà, infatti, presentato nei prossimi giorni il bando diretto a filmaker “con la Calabria nel cuore”, capaci di cogliere e raccontare la vera identità della Calabria, “per promozionarne i valori, le emozioni, le bellezze, la cultura, i suoni, i colori, i sapori, la sua gente”. 

Nino Foti, Presidente della Fondazione, spiega: «Già ieri sera, appena il cortometraggio firmato da Muccino per promozionare la Calabria ha iniziato a fare il giro dei social, ci sono arrivate le prime chiamate. Moltissimi calabresi che vivono in Calabria, ma anche calabresi di origine, che oggi vivono sparpagliati in Italia e nel mondo, portando alto il lustro della nostra storia e delle nostre radici, stanno continuando a sottolineare che la Calabria è ben altro.

Promuovere la nostra terra, culla della Magna Grecia e della civiltà occidentale, significa sapere uscire dagli stereotipi e raccontarne le ricchezze storiche e culturali, le bellezze naturalistiche di mare e monti, l’anima e il cuore. E magari anche le sue contraddizioni più profonde”.

L’autodifesa di Muccino

Gabriele Muccino ha difeso la sua opera con l’AdnKronos: “Io non ho fatto un documentario sulla Calabria, non era un reportage sulla Calabria. La mia committenza era quella di Jole Santelli, che mi chiese di fare un viaggio d’amore all’interno della Calabria, per raccontare lo spirito della Calabria, perché la Calabria ha uno spirito che non si può raccontare in maniera meticolosa e precisa in un cortometraggio, che deve intrattenere ed emozionare”.

“Se intrattieni ed emozioni -spiega Muccino- riesci anche a creare il desiderio di venire a conoscere ed esplorare questa terra. La finalità ultima per me, secondo il mandato di Jole, era quella di far venire voglia di conoscere la Calabria. Io ho fatto questo lavoro pensando agli occhi internazionali e anche degli italiani che ne devono ricavare un immaginario filmico, cinematografico che deve trasmettere un’emozione”.

E a chi critica “l’asinello che passa”, il regista risponde che “l”asinello c’era veramente, e io l’ho filmato. Criticano l’uso della coppola perché anacronistico? Io dico ce ad esempio io ce l’ho, la uso. Gli abiti dello spot sono per metà di uno dei più grandi stilisti al mondo. Si parla di cose di cui non si sa, solo perché si vuole attaccare questo cortometraggio”. (Fonti: Agi e AdnKronos)