Cinema, arriva la nuova ondata di baby star: sono più consapevoli e più protette

Pubblicato il 1 agosto 2010 15:33 | Ultimo aggiornamento: 1 agosto 2010 15:33

Jaden Smith

Una volta, tanto tempo fa, chi faceva l’attore da bambino diventava spesso da grande un disadattato con mille problemi psicologici. Oggi pare che le cose siano cambiate: i nuovi attori bambini, da Jaden Smith di Karate Kid a Chloe Moretz di Kick-Ass, non solo sembrano più svegli, più bravi, più consapevoli e più protetti, ma fanno anche pensare che la loro carriera sarà duratura.

Il Guardian on line ha intervistato sull’argomento casting director, registi e genitori ed ha portato l’esempio di tanti piccoli attori che sono perfettamente a loro agio oggi, e lo saranno probabilmente anche da grandi. Un esempio? Jaden Smith, il figlio di Will Smith, che nelle scorse settimane ha fatto il giro del mondo, da Pechino a Berlino, per promuovere The karate kid, il nuovo film di cui è protagonista dopo una carriera iniziata accanto al padre in La ricerca della felicità di Gabriele Muccino.

Ebbene, il ragazzino ha dimostrato di essere bravo e versatile, ormai pronto a fare parte di quel gruppo di piccoli attori – terribilmente professionali e pieni di talento – sulle cui fragili spalle i produttori poggiano il peso di film miliardari. Poi c’ è Chloe Moretz, la tredicenne rivelazione di Kick-Ass, che ha appena finito di girare Let Me In, il remake in lingua inglese del film svedese di vampiri Lasciami entrare, con al fianco il quattordicenne australiano Kodi Smit-McPhee, figlio di Viggo Mortensen in The Road.

Per non parlare di Asa Butterfield, il tredicenne londinese protagonista del film sull’Olocausto “Il bambino con il pigiama a righe” che oggi si contendono tutti i produttori. Alla lista vanno aggiunte due attrici ormai affermate: la ventenne Kristen Stewart che ha cominciato a 12 anni in Panic Room e la sedicenne Dakota Fanning, che ha esordito a sette anni in Mi chiamo Sam.

Ce la faranno tutti ad avere una carriera duratura? Probabilmente no, ma da un punto di vista economico sono più che tutelati. La lista degli attori più pagati di Hollywood pubblicata da Vanity Fair mette la diciannovenne Emma Watson, l’Hermione di Harry Potter, in testa alle attrici più del 2009.

Secondo Susanna White, che ha diretto Butterfield nel secondo film della serie di Nanny McPhee-Tata Matilda, un motivo della buona riuscita degli attori bambini sta nel grande lavoro dei casting director, che riescono a trovare il ruolo giusto per ciascuno di loro a incanalare nel modo migliore le loro energie. Bisogna poi considerare che, contrariamente a quanto accadeva ai tempi di Bellissima di Visconti, i genitori ci pensano due volte prima di buttare i loro figli nelle braccia di registi e produttori.

La mamma di Asa Butterfield, Jake Farr, dice di aver sofferto d’insonnia prima di firmare per suo figlio il contratto per il film “Il bambino con il pigiama a righe”: ”Asa aveva nove anni. Ero terribilmente nervosa per lui e per la piega che avrebbe potuto prendere la sua vita”.

E ora che Asa sta girando Hugo Cabret, il nuovo film di Martin Scorsese, ha ancora qualche dubbio: ”Spero di aver fatto la scelta giusta: Asa va ancora a scuola e non sa nemmeno quanto guadagna. Come la prenderà se arriveranno critiche negative?”. Con le ragazzine il discorso si fa più serio, perché il rischio non è tanto una cattiva recensione quanto il loro sfruttamento sessuale ad uso di un pubblico adulto.

In passato Jodie Foster, Brooke Shields e Natalie Portman sono state usate da registi accusati di feticismo nei confronti delle loro star. ”Oggi è diverso” dice Simon Oakes, uno dei produttori di Let Me In: ”I ragazzini interpretano solo quel segmento di film che li riguarda e non conoscono il resto. Chloe aveva 12 anni quando ha recitato in Let me in: quando lo rivedrà a 15 anni capirà cose che ora le sono state nascoste”.

Jamie Bell (Billie Elliot) e i ragazzini di Harry Potter sembrano essere usciti indenni dalle loro esperienze di star. Tempo fa Daniel Radcliffe, con la sigaretta in mano, ha chiesto al giornalista che lo intervistava di non scrivere che stava fumando perché i suoi genitori non lo sapevano: non è un grande scandalo. Forse i tempi dei ragazzini selvaggi e ribelli, i tempi di Drew Barrymore, Brad Renfro e Lindsay Lohan, appartengono al passato.

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