Al Pacino compie 70 anni, il “Padrino” di Hollywood diventa “Dottor Morte”

Pubblicato il 23 Aprile 2010 18:52 | Ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2010 19:21

Al Pacino

Il legame con l’Italia lo porta sempre nel cuore. Non a caso il suo compleanno è il 25 aprile, giorno della Liberazione dell’Italia dal fascismo, e come un segno del destino la fama e il successo gli vennero dopo aver interpretato Michael Corleone in “Il Padrino”. Lui Al Pacino nato ad Harlem da genitori originari proprio di Corleone compirà 70 anni e non ha nessuna intenzione di andare in pensione.

Alfredo James Pacino, debutterà domani su HBO, la rete via cavo americana, con  “You don’t know Jack”, che vede nel cast anche Susan Sarandon e John Goodman per la regia di Barry Levinstone. La serie narra la vita del medico Jack Kevorkian, meglio conosciuto come Dottor Morte, il medico che ha eseguito più di 130 suicidi assistiti su persone malate di patologie incurabili, ma ancora in grado di intendere e volere. Per questo è stato condannato a 25 anni di carcere nel 1999 e rilasciato nel 2008, a 79 anni.

«Era soprattutto una persona intelligente – dice Pacino – dipingeva e suonava, era un artista. Mi ha fatto piacere impersonarlo. Non l’ho conosciuto, ma vorrei farlo. Di certo non è come appare sui giornali, non è un assassino come molti lo dipingono. La mia opinione su di lui e sul suo operato la tengo per me però. Una questione personale». Con “You don’t know Jack”, Al Pacino torna ai ruoli difficili che hanno caratterizzato la prima parte della sua carriera, quando dopo un’infanzia problematica (il padre lo abbandonò quando aveva solo due anni) e un’adolescenza vissuta in strada dopo aver lasciato la scuola a soli 16 anni, trovò nel teatro l’ancora di salvezza.

Il successo, arrivò con il primo ingaggio hollywodiano, grazie al personaggio di Michael Corleone ne “Il Padrino”, il ruolo che oggi gli vale la maggior parte della notorietà. «Ho fatto quattro provini per quella parte – racconta Pacino – non volevano prendermi perché non avevo esperienza. Anche Francis Ford Coppola, che mi aveva chiamato dopo avermi visto recitare a teatro, cominciava ad avere qualche dubbio. Alla fine però mi ingaggiarono. Girammo quel film in fretta e furia per paura di essere licenziati».

Il film ebbe un enorme successo e diede il via a una serie di personaggi cult interpretati da Pacino ed entrati nella storia del cinema: dal mafioso cubano Tony Montana in “Scarface” al poliziotto italoamericano Frank Serpico in “Serpico”, passando per Carlito Brigante in “Carlitòs way” e Benjamin Ruggiero in “Donnie Brasko”. Tutti in qualche modo legati all’Italia. «Sono cresciuto nel Bronx dove in realtà gli italiani erano pochi. Ma il mio legame con l’Italia è sempre stato molto forte, in passato ci venivo spesso per prendermi un momento di relax».

E dal sapore italiano fu l’unico Oscar vinto da Pacino nel 1992 con “Profumo di donna”, remake della pellicola omonima del 1974 con Vittorio Gassman. «Mia madre Rose adorava i film e il teatro italiano e mi ha insegnato ad amarli. Quando vinsi l’Oscar non avevo ancora visto il film originale, ma dopo lo feci. Un pezzo del mio Oscar era anche di Gassman».

Pacino è anche uno dei pochi scapoli d’oro di Hollywood. Nella sua vita ha avuto molte relazioni sentimentali tra cui quelle con le attrici Jill Clayburgh, Tuesday Weld, Marthe Keller, Carol Kane, Diane Keaton e Penelope Ann Miller. Ha una figlia, Julie Marie, nata dalla relazione con l’insegnante di recitazione Jan Tarrant, mentre dall’attrice Beverly D’Angelo ha avuto i due gemelli Olivia e Anton, nati nel 2001.