Dogman di Matteo Garrone: al cinema la vera storia della vendetta del Canaro della Magliana

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 maggio 2018 9:16 | Ultimo aggiornamento: 17 maggio 2018 11:54
Dogman di Matteo Garrone: la vera storia della vendetta del Canaro della Magliana

Dogman di Matteo Garrone: la vera storia della vendetta del Canaro della Magliana

ROMA – Dieci minuti di applausi hanno accolto la proiezione ufficiale al Gran Theatre Lumiere di Dogman film di Matteo Garrone in corsa per questa 71/a edizione del Festival di Cannes che si chiude sabato. Presenti in sala i due attori protagonisti, Marcello Fonte e Edoardo Pesce. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,Ladyblitz – Apps on Google Play] Il film sarà in sala da oggi in 370 copie distribuite da 01.

Lontano mille miglia da Il racconto dei racconti (2015) e dalle sue favole colorate, Matteo Garrone è tornato in concorso a Cannes con il suo lato oscuro e le sue atmosfere sporche, le stesse de L’imbalsamatore. Dogman è infatti ispirato alla storia vera di uno dei fatti di cronaca più efferati e splatter della storia di Roma. Ma, avverte il regista: “Sarà deluso chi pensa di vedere in Dogman scene splatter e violenza, anzi gli consiglio caldamente di non andarci. Il mio film prende solo spunto da un lontano fatto di cronaca e se ne libera subito”.

La vendetta del Canaro. E’ il 18 febbraio 1988 quando Pietro De Negri, tolettatore di cani e piccolo delinquente della Magliana, attrasse Ricci, suo complice di piccoli delitti ma anche suo persecutore seriale, nel proprio negozio.

Lo convince a nascondersi in una gabbia per cani, un appostamento per una ventilata rapina, e poi consuma lentamente nel sangue la sua rancorosa e ragionata vendetta seviziando l’ex pugile per sette lunghe ore. Ma nel film del regista romano, più che la violenza perpetrata dal tolettatore Marcello (Marcello Fonte) nei confronti dell’energumeno Simoncino (Edoardo Pesce), protagonista è la lunga gestazione della vendetta di un uomo mite, fragile, che cerca solo di sopravvivere in un quartiere di periferia (quello ricreato dallo stesso Garrone a Pinetamare ed esattamente sulla darsena abbandonata di Villaggio Coppola a Castel Volturno).

Un po’ come ne L’imbalsatore, fatto di cronaca svoltosi a Roma e trasferito sempre al Villaggio Coppola sulla costa campana nella riduzione cinematografica. Marcello con la sua voce nasale, buffa, è uno che ama davvero i cani, li chiama tutti con trasporto ‘ammore’, condivide addirittura con il suo bastardino un piatto di penne al pomodoro: un boccone a me e uno a te dice al cane servendolo con la sua stessa forchetta.

Adora la sua figlia adolescente Alida che coinvolge appena può nel suo lavoro, è amato dai suoi amici del bar con cui gioca a calcetto e ha il solo desiderio di immaginare un futuro migliore per lui e la sua ragazzina. La vendetta monta in lui piano piano, quasi non se ne accorge, ma alla fine arriva con tutta la forza di una diga che si rompe. Va detto che il film ha il valore aggiunto dalla faccia triste di Marcello Fonte, un attore straordinario. È stato proprio il felice incontro con Fonte (da Palmares) che sembra abbia spinto lo stesso Garrone a chiudere la lunga gestazione di questo film difficile rimasto a lungo nel cassetto. Il film è in sala dal 17 maggio distribuito da 01 in 370 copie.

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