Caso Orlandi, da Bellocchio a Procacci il cinema si mobilita: “Fuori la verità”

Pubblicato il 15 Maggio 2012 9:31 | Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2012 9:31

Emanuela Orlandi prima della scomparsa (Foto LaPresse)

ROMA – Da Marco Bellocchio a Domenico Procacci, il mondo del cinema si è mobilitato per la vicenda di Emanuela Orlandi firmando un manifesto che chiede di far emergere la verità, una volta per tutte e dopo 20 anni, e chiudere il caso. L’iniziativa è nata su impulso del regista e produttore Renzo Rossellini, che negli anni Settanta fu fondatore delle radio libere e poi presidente della “Gaumont Italia”, che nei giorni scorsi ha posto la prima firma sotto un “Manifesto per la verità su Emanuela Orlandi” che ora sta intasando la posta elettronica di produttori, registi, sceneggiatori e, più in generale, esponenti della cultura e dello spettacolo.

Il breve testo inquadra il rapimento della figlia del messo pontificio nella politica internazionale degli anni 80. “Ci associamo alla richiesta della famiglia Orlandi per la verità e la giustizia in relazione alla scomparsa della loro congiunta Emanuela — è la premessa — e auspichiamo che Stato italiano e Vaticano (ognuno nell’ambito delle proprie istituzioni e prerogative) collaborino con trasparenza e vigore per arrivare a un rapido accertamento dei fatti e, ove possibile, all’individuazione dei responsabili del sequestro, a tutti i livelli”.

Nella frase conclusiva del ‘Manifesto’ si legge: “L’Italia dopo troppi decenni di trame oscure ha bisogno di liberarsi delle ombre del suo passato, per guardare con rinnovata fiducia al proprio futuro”. Tra i firmatari dell’appello figurano i registi Marco Bellocchio, Francesca Archibugi, Liliana Cavani e Valerio Jalongo, il critico Enrico Ghezzi, l’editore Giulio Savelli, il produttore Domenico Procacci e la scrittrice Lidia Ravera.