Ennio Morricone e Sergio Leone, dalla scuola alla creazione di un genere in simbiosi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Luglio 2020 14:47 | Ultimo aggiornamento: 6 Luglio 2020 14:47
Ennio Morricone e Sergio Leone, dalla scuola alla creazione di un genere in simbiosi

Ennio Morricone e Sergio Leone, dalla scuola alla creazione di un genere in simbiosi

“La musica di Morricone mi è indispensabile. E’ come un fratello e sa cosa voglio”. Così parlò Sergio Leone.

Il grande regista romano Sergio Leone, che deve parte della fortuna della sua “trilogia del dollaro”, e dei suoi film successivi, all’ex compagno di scuola Ennio Morricone, raccontava così il loro rapporto professionale.

“Ennio Morricone è mio amico dai tempi delle elementari, è come un fratello, e sa cosa voglio, a volte deve anzi farsi un po’ violentare da me. La musica è indispensabile, perché i miei film potrebbero anche essere muti, il dialogo conta relativamente e quindi la musica sottolinea azioni e sentimenti più del dialogo.

Negli ultimi film gli ho fatto scrivere la musica prima di girare proprio come un elemento della sceneggiatura. Credo anzi che Kubrick abbia seguito anche lui questo metodo. Una volta deve aver pensato Ennio per ‘Arancia Meccanica’ perché mi telefonò dicendomi una cosa anche pesante per Ennio: ‘Mi spiega perché di tutti i dischi che ho di Morricone mi piace solo la musica che ha fatto per i suoi film?’.

Ma io Ennio lo facevo lavorare sul serio. Gli spiegavo bene cosa volevo ed ero anche capace di buttarli via una decina di temi bellissimi prima di approvare quello giusto”.

Due caratteri burberi, due romani introversi e un po’ musoni.

Due geni, Leone e Morricone, che si incontrarono sui banchi delle elementari e poi si ritrovarono quando Sergio, figlio di Vincenzo, regista di film muti con lo pseudonimo di Roberto Roberti, riuscì a fare il grande salto dal ruolo di assistente a quello di regista. Dopo un’esperienza fortunata all’esordio con “Il colosso di Rodi”, Leone reinventò il genere western e chiamò al suo fianco Morricone.

La prima colonna sonora che scrisse per Leone fu per il film “Per un pugno di dollari”, nel 1964, proseguendo per tutta la serie successiva di spaghetti-western diretti dal regista romano. “Per qualche dollaro in più”, “Il buono, il brutto, il cattivo”, “C’era una volta il West” e “Giù la testa”. Un sodalizio che durò fino all’ultimo film di Sergio Leone, il gangster-kolossal-movie “C’era una volta in America”.

Per il suo debutto in “Per un pugno di dollari” Morricone dovette usare uno pseudonimo. La casa di produzione pensò che nomi americani avrebbero reso più “credibile” un film western e chiesero agli italiani di trovare uno pseudonimo. “Scelsi Bob Robertson, che significa il figlio di Roberto Roberti – ricordò Sergio Leone – e così facendo dedicai il film a mio padre. Volontè diventò John Wells e Ennio Morricone fu Dan Savio. Ma la cosa davvero buffa accade anni dopo, quando, in seguito al successo dei miei western, ci furono dei casi di registi americani che porsero uno pseudonimo italiano”.

La voce umana diventa strumento.

La musica del primo spaghetti western fu firmata da Morricone, dunque, con lo pseudonimo di Dan Savio. Una musica memorabile che mostra già il suo copyright. Refrain che diventano leggendari, abili contaminazioni, l’uso ormai mitico dell’armonica e la voce umana che diventa strumento.

Una scelta, quest’ultima, che divenne una caratteristica della sua musica e che Morricone spiegava così: “Mi si accusa di usare troppo spesso la voce femminile per caratterizzare i commenti. Ma è un ripiego a volte indispensabile, dati i tempi stretti nei quali sono costretto a lavorare. Si crea così il filone e la stessa artista che io sfrutto come uno strumento, perché ha delle capacità eccezionali, viene sfruttata anche da altri. E questo mi dispiace”.

Quello stile musicale caratterizzò le colonne sonore di tutti i western di Leone. Poi, nel 1984, il capolavoro (di entrambi): “C’era una volta in America”. Questa colonna sonora – con l’indimenticabile tema di Deborah – è forse la cosa migliore di Morricone. Così dentro alle esigenze narrative e visive di Leone, con le note che rimandano a un’inquadratura e viceversa.

Dopo questo film, l’ultimo di Sergio Leone, Morricone ha realizzato tante altre colonne sonore e vinto tanti premi, tra cui l’Oscar, ma la perfezione della miscela musica-immagini di “C’era una volta in America” resta un unicum nella storia del cinema.

Se per Sergio Leone la pellicola del 1984 fu l’ultima da regista, il rapporto professionale con Morricone proseguì anche dopo, quando Leone si dedicò alla produzione. E così accettò la proposta dell’ex compagno di scuola di scrivere la musica per un film di un giovane attore romano. Attore che debuttava al cinema in un film in cui era anche regista, Carlo Verdone. Il film era “Un sacco bello” e fu prodotto da Sergio Leone che, si racconta, batté il primo ciak insegnando a un timoroso Verdone che il regista deve farsi rispettare. (Fonte Agi).