Festival del Cinema di Roma, Camilleri: “I ragazzi erano più liberi sotto il fascismo”

Pubblicato il 5 Novembre 2010 21:01 | Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2010 21:20

”Si può dire ad un giovane solo di essere se stesso, di farsi condizionare il meno possibile da una società che finge di darti la massima libertà, e invece ti dà il massimo condizionamento. Io sotto il fascismo ero più libero di voi oggi”. Lo ha detto lo scrittore Andrea Camilleri nell’incontro con i ragazzi, organizzato dalla sezione ‘Alice nella città’, al Festival di Roma.

Durante la conversazione, alla quale ha partecipato anche Michele Riondino, l’attore che interpreterà il giovane Montalbano in una fiction Rai, l’autore siciliano ha anche parlato della Rai, rispondendo ad una domanda dal pubblico: ”Ho lavorato in Rai 35 anni, ho esordito come funzionario ed ho sempre rifiutato di esserne dirigente. Vuole che le dica che era meglio ieri di oggi? Sì, era meglio ieri, anche con Bernabei. Io ero comunista tesserato e non ho mai avuto fastidi da Bernabei. Ho sempre lavorato senza censure, oggi è un po’ più difficile”.

Lo scrittore, che durante l’incontro ha parlato del suo rapporto con il cinema commentando le scene di vari film legati alla sua giovinezza, ha aggiunto: ”Quando mi è stato detto che volevano fare una fiction su Montalbano giovane ho provato un minimo di commozione, era come se il personaggio non ringiovanisse ma avesse creato un erede e che continuasse a vivere attraverso la mia scrittura. E questo mi ha commosso”.

Invece Michele Riondino ha detto di essersi ”molto spaventato quando mi è stato offerto il ruolo, come quando esci da scuola di recitazione e ti offrono subito Amleto. L’idea di poter avere a che fare con Camilleri, le sue storie e il fatto che approvasse la mia scelta, però, mi hanno convinto a buttarmi. Anch’io mi sono commosso”.

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Lo scrittore ha anche accennato all’attuale situazione del cinema italiano: ”L’altro giorno mi hanno fatto vedere ‘Noi credevamo’ il film sul Risorgimento di Mario Martone, e si ha l’impressione che il cinema italiano sia in ottima salute, ma non è vero. La fatica di produttori e registi è duplice, non solo per fare i loro film, ma per le difficoltà che si frappongono, la scarsità dei mezzi e una certa sottovalutazione dell’importanza della cultura. In ‘Noi credevamo’, un film straordinario che considero uno dei migliori che ho mai visto, si mostrano già le crepe di questa apparente unita’ d’Italia. Poi si arriva a ‘La scomparsa di Pato’ (il film di Rocco Mortelliti), tratto da un romanzo dell’autore, presentato al Festival di Roma, ndr), dove il potere già cerca di bloccare un’inchiesta. Anche se non c’è una telefonata alla questura, c’erano già gli ordini dall’alto”.