Aule fatiscenti, professori e studenti che si drogano insieme: al Festival di Roma arriva “La Scuola è Finita”

Pubblicato il 29 Ottobre 2010 17:37 | Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre 2010 18:27

Il ritratto presentato dal film in questione non è proprio edificante: Aule e banchi luridi, muri coperti di graffiti, porte sfondate, studenti annoiati e irraggiungibili e soprattutto professori demotivati o che condividono la droga con i loro allievi. Lo sfascio di La scuola è finita Valerio Jalongo, regista e vero professore in un istituto tecnico, l’ha tratto dalla sua esperienza e portato nel film con Valeria Golino, Vincenzo Amato e Fulvio Forti. Dopo la presentazione al concorso del Festival di Roma, La Scuola è Finita  dal 12 novembre sarà in circa 150 sale distribuito da Bolero.

Il regista precisa che ”nulla di quello che vedete nel film è totalmente inventato. So di professori che hanno acquistato droga dai loro studenti. Anche perché c’è molta tolleranza per la droga nelle scuole. Qualcuno, sottolinea ”si sentirà  offeso da questa rappresentazione dei professori, ma è indubbio che dopo gli anni ’70, si è passati da un’estrema disciplina all’estremo opposto”.

La pellicola, accolta ieri con freddezza alla proiezione per la stampa ha alla base i tre anni di un videodiario girato da Jalongo in varie scuole. ”In La scuola è finita c’è la mia rabbia contro una scuola che non sa rendere l’apprendimento come momento di gioia – dice -. C’è qui una realtà assente dai media, che parlano sempre dei più rassicuranti licei. Ma il 70 per cento dei ragazzi non frequenta licei”. Oltretutto ”il lavoro di insegnante non ha nessun prestigio sociale, lo stipendio basta solo a pagare un affitto. C’è anche un problema anche di immagine. Un professore dovrebbe creare ammirazione, ma sempre più difficile”.

Con La scuola è finita ”speravo – aggiunge – di fare un film per i ragazzi, che vedevo annoiati e molto cinici. Volevo raccontare un percorso di liberazione. In questa scuola non riconosco un’istituzione funzionante ma alcune persone straordinarie, bisogna avere la fortuna di incontrarle”.

Nel film Daria (Golino) e Aldo (Amato), sono marito e moglie in crisi e insegnanti nello stesso istituto professionale, dove cercano di aiutare Alex (Fulvio Forti) uno studente con un grande talento per la musica ma con problemi familiari e di droga. Daria cerca di comunicare attraverso il dialogo, e Aldo attraverso la comune passione per la musica, ma saranno percorsi rischiosi. ”Mi riconosco in questa storia e nel non essere ascoltato – dice l’esordiente e bravissimo Fulvio Forti, studente proprio nella scuola dove insegna Jalongo -. Il risultato di questo sistema scolastico è che non ascolta ragazzi problematici, spesso ci si ferma all’apparenza e non si capiscono i veri problemi”.

La scuola di oggi prosegue Jalongo, ”è  priva di slancio e di passione, ma dalla mia esperienza, so che se si tende la mano, i ragazzi sono molto pronti a rispondere”. Secondo Valeria Golino ”questa mia professoressina Daria, avrebbe tutte le qualità per coinvolgere i ragazzi. Instaura con un alunno un rapporto di affettività quasi ambiguo in buona fede, ma tende verso il bene”.

”Le circostanze avvicinano la protesta di ieri e la presentazione di questo film, fanno parte dello stesso malessere”, aggiunge. Amato, che aveva già recitato con la Golino in Respiro, ha rappresentato ”un professore come quelli che ho avuto io, insegnante senza voglia. È la musica a spingerlo a ritrovare la propria passione”. Anche la Golino ha avuto un’esperienza scolastica ”molto disordinata. Ho studiato qualche anno in Grecia, poi in Italia, ma in diverse città. Facevo molto “sega” e ora mi dispiace. Ho vaghi ricordi dei professori. Nessuno era memorabile, alcuni brave persone. Poi il professore l’avevo in casa, era mio padre. Credo fosse eccezionale nel trasmettere la conoscenza, ma molto a disagio nell’istituzione scolastica”.

Anche la Golino è d’accordo con il regista a proposito della protesta: ”Le circostanze avvicinano la protesta di ieri e la presentazione di questo film, fanno parte dello stesso malessere. La manifestazione di ieri è una conseguenza di un malessere che va avanti da troppo tempo e questo film anche”.

Ecco il photocall del film al Festival di Roma:

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